Non c’erano giornalisti né telecamere. I tiggì non ne hanno parlato. Buon segno. E’ la prova certa che la nostra assemblea di Bologna non rientra nel copione già scritto della recita elettorale a soggetto. Non siamo tra gli attori protagonisti, né tra le comparse. Buon segno.

La sala era strapiena. Presenze da ogni regione del centro-nord (Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli, Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Marche, Lazio). Una cinquantina gli interventi che hanno dato vita ad un dibattito serio, di ampio respiro, rispettoso, intenso.

Praticamente unanime l’idea della necessità di una presenza anche politica del movimento, ma tutti realisticamente coscienti che le condizioni affinché ciò possa avvenire sono da costruire. La volontà emersa è quella di dare vita ad una rete, che si riconosca nella nonviolenza, che espliciti la necessità e la volontà di crescere (a partire dalle realtà locali) come soggetto politico indipendente, autonomo.

La strada è lunga, in salita, non ci sono scorciatoie. Ma l’obiettivo è quello. Ci è stato di conforto riscoprire che anche Aldo Capitini nel 1968 scriveva a Danilo Dolci della sua proposta “di presentarci alle elezioni regionali con una lista di ‘rivoluzione nonviolenta per la democrazia diretta’… dovrebbero essere liste pulitissime, nonviolente. Andrebbero preparate con un lavoro regionale, per farsi conoscere e per conoscere i problemi locali… bisogna trovare le persone, nonviolente e concrete”. (Da Aldo Capitini, Lettere a Danilo Dolci, Il Ponte, ottobre 1969, pp. 39-40). Certo, i tempi e la situazione politica sono diversi. Ma l’indicazione di una dimensione politica del movimento nonviolento-ecologista-femminista, resta attualissima.

In queste elezioni tali liste non ci saranno. Prepararle con serietà e con un lavoro capillare, non sarà facile. Lavoriamo su tempi lunghi. Ma oggi a Bologna è stato fatto un passo in avanti.

Su come affrontare la scadenza del 13-14 aprile le opinioni erano più diverse e sono emerse divergenze di valutazioni. Qualcuno si espresso sulla necessità di votare, scegliendo magari il meno peggio di quello che i partiti di centro e di sinistra propongono, per fermare il fronte populista-fascista. Qualcuno, per protestare contro queste elezioni truccate e la politica del pensiero unico, ha proposta l’astensionismo attivo, una campagna per il non voto. Altri hanno espresso disponibilità a candidarsi con liste civiche, per dare un segnale che spazi liberi, comunque, esistono ancora.

Il clima dell’assemblea è stato sempre positivo, di grande rispetto reciproco. Tutti consapevoli che nessuno ha la verità, che ognuno porta il proprio punto di vista, che ciascuno è chiamato ad un impegno personale. E’ stata un’assemblea vera, dialogante e pensante. Si è parlato e si è ascoltato. E ci si è già dati un nuovo appuntamento, il 20 aprile nella stessa sala sindacale della stazione di Bologna. Comunque vadano le elezioni.

Oggi a Bologna c’è stato un vero evento politico. Che contrasto con quelle finte riunioni di partito che vediamo in tivù, dove uno solo parla e tutti a sventolare bandiere e cartelli uguali, prestampati. Tanti elettori delusi o disorientati, nemmeno possono immaginare che esistono ancora luoghi aperti, includenti, accoglienti, dove si discute davvero, con passione gratuita, di politica. Non possono saperlo perché oggi a Bologna non c’erano giornalisti né telecamere. I tiggì non ne hanno parlato. Buon segno.

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