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LA NONVIOLENZA ATTIVA COME ANTIDOTO ALLA VIOLENZA FASCISTA
MARCO FURLAN E FRANCESCA AMBROSI TESTIMONI PER I GIOVANI

Bisogna fermare la violenza fascista.
Commentando il tragico caso Tommasoli, il Sindaco Tosi disse che si
trattava di “quattro balordi”, mele marce in una città sana. Gli assassini
di Nicola Tommasoli sono ancora in carcere, ma di “balordi” ne sono
spuntati un’altra decina, che hanno pestato Francesca Ambrosi. E’ facile
pensare che altri ancora, chissà quanti, ce ne siano in giro, ora sotto le
vesti di “bravi ragazzi”, ma pronti a trasformarsi in belve quando si
riuniscono nel branco a caccia di vittime inermi. E’ evidente che non
siamo di fronte a casi isolati, estremi, ma che purtroppo c’è un’emergenza
sociale da comprendere ed affrontare. Per debellare la cieca violenza
fascista di queste squadracce, bisogna far crescere gli anticorpi della
nonviolenza attiva. L’antifascismo è davvero tale solo se è nonviolento
(perché la nonviolenza è l’antitesi del fascismo, che è violenza).
Ognuno deve fare la propria parte. Nessuno può chiamarsi fuori. Dai
cittadini anonimi fino ai vertici delle istituzioni, siamo tutti
coinvolti.
Purtroppo si è permesso al virus della violenza di diffondersi tra i
giovani. Sono stati tollerati, o minimizzati (nei casi peggiori perfino
difesi), episodi gravissimi che preannunciavano ciò che ora preoccupa
l’intera città. Il giorno dell’elezione di Flavio Tosi abbiamo visto le
bandiere nere sventolare dentro l’aula consiliare; il Sindaco ha
partecipato ad una manifestazione dove erano presenti simboli e slogan
fascisti; cori e striscioni razzisti sono stati ostentati per anni allo
stadio Bentegodi anche in presenza delle autorità silenziose (e quindi
complici); Il Sindaco di Verona, condannato per odio razziale, ha
rivendicato le azioni incriminate, e si è detto pronto a ripeterle; lo
stesso sindaco ha negato il patrocinio comunale (per la prima volta in
Italia) al congresso del Movimento Nonviolento che si riuniva nella nostra
città, ma ha portato la propria solidarietà a chi ha sparato ed ucciso un
ladruncolo (“se uno entra senza permesso a casa mia, lo ammazzo”). Tutto
questo, e altro ancora, crea un clima di impunità e legittimità per chi si
sente “padrone a casa propria”, ignorando, invece, che la città è la casa
di tutti, ma proprio di tutti.
Ora che la misura è colma, è il momento di voltare pagina. Bisogna
diffondere la cultura della nonviolenza attiva, della tolleranza, del
rispetto, della gentilezza, della mitezza. Questi sentimenti devono
trasformarsi in modi di agire, e devono diventare maggioranza. E’ davvero
possibile se ognuno inizia da sé.
Il Sindaco ha una bella occasione per invertire rotta. Faccio una proposta.
Proprio oggi il nostro concittadino Marco Furlan ha saldato completamente
e definitivamente il proprio debito con la giustizia per la condanna
relativa al caso Ludwig per cui è stato riconosciuto colpevole. Per i
giovani che non lo sapessero, ricordo che Ludwig era la sigla dietro la
quale si nascondeva un feroce odio nazista che ha spezzato molte vite.
Marco Furlan non era un “balordo”, anzi era il classico “bravo ragazzo”.
Eppure nascondeva dentro di sé una ferocia assassina. Ora, dopo aver
scontato la condanna, viene riaccolto, giustamente, nella società civile.
Certamente durante questi anni di detenzione ha avuto modo di ripensare e
rielaborare la propria esperienza giovanile, capire quali furono i
meccanismi che lo portarono a compiere simili nefandezze. Il nostro
Sindaco potrebbe chiedergli la disponibilità come testimone di una
riabilitazione avvenuta, e invitarlo a parlare ai giovani delle scuole
veronesi, magari insieme a Francesca Ambrosi. Sarebbero due testimonianze
esemplari, fortemente educative. E sarebbe un bel modo, per Verona, per
rompere la spirale di violenza.
Questo potrebbe essere il primo passo. Gli altri li dobbiamo fare ciascuno
di noi.

Mao Valpiana
per il Movimento Nonviolento

Verona, 9 gennaio 2009

Corticella Leoni a Verona, dove è stato ammazzato il giovane Nicola Tommasoli
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