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Tosi: «Ho fatto ripartire Verona
Il Veneto? Io ora sono qui»

L’INTERVISTA AL SINDACO. La famiglia, il Carroccio, i ricordi, le amicizie che contano: il primo cittadino fra bilanci e prospettive. Tosi. «Abbiamo fatto di più noi in 24 mesi che gli altri nel decennio precedente. Con il piano degli interventi via a opere per decine di milioni»

L’ingresso di Flavio Tosi a Palazzo Barbieri dopo l’elezione a sindaco: è il 1° giugno 2007. Il 18 dello stesso mese il debutto con la fascia tricolore in Consiglio comunale

Verona. I suoi primi 40 anni. Di cui due da sindaco di Verona. Flavio Tosi, leghista, il 18 giugno 2007, nel giorno del suo compleanno, entrava da sindaco a Palazzo Barbieri per il primo Consiglio comunale, eletto con il 60,75 per cento (90mila voti) alla guida di una maggioranza formata da Lega Nord, Lista Tosi, Forza Italia, An e Udc, sconfiggendo l’uscente Paolo Zanotto (33,83).
Oggi Tosi compie 40 anni. Deve fare i conti con un infortunio alla gamba dovuto a uno scontro durante una partita con la sua squadra, l’Atletico Rio Valli. «Per la prima volta da quando c’è ho dovuto saltare il raduno di Pontida, ma fra un paio di settimane conto di essermi ristabilito», dice, in un incontro-intervista con la redazione de L’Arena.

Sindaco, sono i suoi primi 40 anni. Che cosa le viene in mente?
Niente. A compleanni e feste non sono portato. Una volta mi sono anche dimenticato che compivo gli anni. Anche se i 40 me li ricordano tutti.

Almeno metà dei suoi 40 li ha passati in politica. Chi le ha dato l’incoraggiamento a cominciare?
I miei genitori. Di storia, politica ed economia in famiglia si parlava sempre, anche se loro si sono iscritti alla Lega dopo di me.

A proposito di genitori. Sta pensando ad avere un figlio?
Ci penseremo, io e mia moglie. Ora non ho nemmeno il tempo di portare a spasso il cane. Parto da casa la mattina alle 7 e rientro tardi. Ho ritmi molto intensi. Comunque, a 40 anni oggi si è ancora giovani.

Ma la politica per lei è tutto?
No. È che a me piace farla bene e così mi impegna 24 ore al giorno. Già ora non avendo figli la mediazione fra famiglia e politica è difficile. Per fortuna mia moglie ha molta pazienza.

Chi è stato il suo principale avversario?
Fabrizio Comencini, un avversario interno. Entrò in Lega dopo di me, si iscrisse a Treviso perché noi a Verona non lo volevamo. Nel gennaio ’97 diventai segretario provinciale, vinsi il congresso 144 a 140 contro il suo candidato, Antonio Pegoraro. Prima di me c’erano sempre commissari, a Verona, perché i segretari provinciali non duravamo mai più di un anno.

Un suo punto di riferimento?
Una squadra. Quelli che ora sono parlamentari della Lega, eurodeputati, consiglieri comunali, sono amici con cui ho collaborato. Come Lorenzo Fontana, Matteo Bragantini, Alessandro Montagnoli, Giovanna Negro.

L’ultimo libro che ha letto?
Ultimamente non ho letto nulla, anche per gli impegni di campagna elettorale, che continuano.

Vacanze?
Qualche giorno ai primi di luglio e poi aspetto Ferragosto.

Due anni da sindaco. Un momento che ricorda in maniera particolare?
Tutti quelli di questa amministrazione. Da ciò che abbiamo fatto sulla sicurezza, alle riqualificazioni avviate alle ex Cartiere e all’hotel Lux, al Piano per la caserma Passalacqua, al Passante nord con traforo delle Torricelle.

Il complimento più bello che ha ricevuto?
Quello dei cittadini che mi dicono che ho fatto ciò che dicevo di voler fare.

E ciò che l’ha più infastidita?
Niente. Sono uno molto sereno.

Pensando alla battaglia sul traforo, qualche screzio c’è stato. O no?
La battaglia contro il traforo è assolutamente legittima e ognuno può fare ciò che meglio crede. Ma quando si va fuori dal binario rispetto alla polemica politica allora si può arrivare anche alla querela, come noi abbiamo fatto con chi ha tirato fuori la storia del finanziamento.

Il Tribunale ha detto che è inammissibile il ricorso presentato da chi voleva il referendum sul traforo. Se lo aspettava?
Abbiamo applicato alla lettera il regolamento votato dal Consiglio comunale e quindi il ricorso era del tutto infondato. Il passante nord fa parte del programma dell’amministrazione. Si può ragionare su tempi, modi e costi per costruirlo, ma che si faccia non si discute.

Il più grave errore che ha commesso?
Non è andata a buon fine la mostra sulle opere del Louvre di Goldin. Non abbiamo sbagliato noi, ma dispiace. Anche se alla fine di quest’anno ci sarà comunque una mostra sul Louvre a Verona.

Ordinanze anti-panino, anti-prostituzione, anti-bonghi in piazza dei Signori. Ha mai paura di rischiare l’impopolarità?
Mai. Con le persone, e in particolare con i giovani, ho un rapporto molto bello. Vado anch’io in piazza Erbe. Magari non in piazza dei Signori.
Il verde Mao Valpiana ha detto che stappando bottiglie sulla scalinata del municipio per brindare al risultato elettorale lei e i leghisti avete infranto l’ordinanza sul decoro.
«Non è vietato bere in prossimità dei monumenti, ma solo mangiare. Abbiamo aperto tre bottiglie e per terra non è caduta nemmeno una goccia di spumante. Verso me stesso sono molto pignolo, come deve fare chi per primo chiede di rispettare le regole.

Parlerà con i bonghisti di piazza dei Signori?
Siamo arrivati a questa situazione dopo mesi e mesi che si comportavano così. Avevo già scritto al questore, poi sono dovuto intervenire con l’ordinanza. Per me i giovani possono stare in piazza dei Signori anche fino alle 5 di mattina, ma non a suonare i bonghi. Loro hanno creato il problema, ma se vogliono parlare con l’amministrazione, vengano pure.

Nel calcio lei tifa per la Nazionale italiana o per quella della Padania?
Per tutte e due. E sono tifosissimo anche della Ferrari.

È favorevole alla fusione Hellas Verona-Chievo?
Ho sempre detto che, se la fusione fosse avvenuta, l’unica società che sarebbe potuta sopravvivere sarebbe stata solo l’Hellas Verona, come ho già detto a entrambi i presidenti. Qualsiasi altra ipotesi è impensabile. Comunque sta ai due presidenti e vedranno loro. Non esiste un nome Hellas Chievo».

Quali opere ha in mente?
«L’assessore Giacino ha quasi pronti i bandi per il Piano degli interventi, che sbloccherà decine di milioni per opere pubbliche, soprattutto a Verona Sud. Il principio è: hai un’area e vuoi che ti venga trasformata in direzionale? Allora paghi. Così il Comune raccoglie soldi per mezzi di trasporto rapido, per il parcheggio di Verona Sud, alla Genovesa, o quant’altro».

Cosa c’è poi in pentola?
Penso alla società autostrada Serenissima. L’Europa deve chiudere la procedura di infrazione per la proroga della concessione. Se la situazione si sblocca arriveranno quei 53-54 milioni per il Comune da utilizzare per Passante nord e anche per il prolungamento della strada 434 Transpolesana.

Che fine ha fatto il progetto di collegare il casello di Verona sud alle tangenziali?
Ne parleremo presto con la Serenissima, ferma per la vicenda delle concessioni. L’intervento dipende da loro e dovrà essere successivo al ribaltamento del casello di Verona sud.

Fra nove mesi si vota per la Regione. A fare il presidente vuole andare o no?
Io sono un soldatino. Faccio parte di un movimento, che deciderà. Come sempre.

A un cittadino che l’ha votata e le chiedesse di concludere il mandato, visto ciò che ha messo in campo, cosa risponderebbe?
Fermo restando che la decisione di candidarmi per Venezia non spetta a me, ricordo che si andrebbe a votare con un anno di anticipo rispetto alla scadenza naturale, perché per un anno ci sarebbe il reggente al posto del sindaco. E comunque in due anni abbiamo fatto più delle precedenti amministrazioni in 13. Poi la città deve valutare quali benefici avrebbe con un presidente della Regione veronese. Comunque fare il sindaco mi piace di più.

Anche alla luce della recente aggressione al procuratore Schinaia, rifarebbe la foto sulla finta lapide di Papalia?
Quella foto me la chiese un fotografo di un giornale locale, non il vostro. Comunque non la rifarei.

Sul caso Tommasoli quale valutazione fa ora?
Quella di allora. Verona non è diversa da tante città e paesi d’Italia e dell’Occidente. Il problema è che ci sono alcune frange di giovani- perché per fortuna la larghissima parte non è così- che si dà alla violenza per vuoto mentale e stupidità.

Il consigliere Ederle ha assistito all’aggressione a un anziano.
È sconcertante picchiare un anziano solo perché non ti fa passare. Succede ovunque, purtroppo.

Parliamo di ronde. Non possono essere intese come indebolimento della forza pubblica, quasi un incentivo alla gente a farsi giustizia da sé?
No. E proprio per questo ci siamo comportati in maniera assolutamente istituzionale, istituendo i nostri assistenti civici, prima che uscissero altri regolamenti, proprio per evitare fenomeni spontaneistici. E ora il modello nazionale è proprio quello di Verona.

Le è più simpatico il ministro Zaia o il presidente della Regione Galan?
Zaia, che è un amico. Siamo cresciuti insieme in Lega. Non perché Galan non sia simpatico. Con lui ho un rapporto corretto, di stima, abbiamo lavorato bene insieme e infatti io difficilmente scendo in polemica con lui.

Qual è il vostro piano di rilancio per la cultura?
Abbiamo fatto più noi della Giunta precedente. Abbiamo indetto un concorso per il nuovo direttore della biblioteca civica e risistemato il bilancio della Fondazione Arena. Verona ha un’infinità di eventi culturali e rispetto alla crisi internazionale è la città che ha retto meglio. Il museo di Storia naturale? È antico e prestigioso. Non si tocca, ci mancherebbe, ma non ci va quasi nessuno, perché i musei oggi sono un’altra cosa.

Si dice che la Lega è un po’ democristiana. Concorda?
Se si allude alla vera Dc, non quella degli anni ’90, il paragone non mi offende, perché ha portato del bene. Ma votano Lega anche ex del Pci.

Metterà la cravatta per la prima dell’Arena, «Carmen»?
No. Resisto senza. Ma adesso mi copiano in tanti.

Ha partecipato a decine di dibattiti televisivi. Quale conduttore l’ha messa più in difficoltà?
Nessuno. La trasmissione più faziosa è quella di Santoro. Anche se lui è bravo e manda avanti Travaglio. Certo, se c’è dibattito vivace è più interessante, per tutti.

Sente attorno a lei un affetto particolare?
Quando in Arena ho premiato Baglioni l’ho avvertito, è stato un piacere immenso. Ma può dare alla testa e bisogna sapersi gestire. Il potere è una brutta bestia, va tenuto a bada.

Ha un sogno?
No, sono fatalista. Ma ottimista. E credo nella Provvidenza.
Migliaia di chilometri in campagna elettorale. Un tour de force anche per la sua scorta.

Sono bravi. Io ho oneri e onori, loro solo oneri.
È mai stato contestato, in giro?
Qualche volta, come a Rovereto, nei giorni scorsi, dai centri sociali, che hanno fatto un po’ di confusione.

Enrico Giardini

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