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Sospeso il taglio delle robinie di San Zeno

VERDE PUBBLICO. Motoseghe ferme sulle Regaste dopo l’abbattimento delle prime 14 piante. Dubbi anche sugli stalli attorno all’Arena: «Una scelta poco felice». La Soprintendenza, che ha anche compiti di tutela paesaggistica, blocca tutto dopo aver ricevuto la petizione con 600 firme. Ora si aprirà un confronto con il Comune

* 05/11/2009

Verona. Motoseghe ferme. La Soprintendenza ha bloccato il taglio delle robinie alle Regaste di San Zeno e ha chiesto al Comune di visionare la perizia del 2006 sulla base della quale Amia, che ha in gestione il verde cittadino, aveva stabilito di abbattere 24 piante. (14 sono già state tagliate). Contestualmente, ha incaricato il Corpo forestale dello Stato di preparare una relazione sullo stato di salute degli alberi e poter così incrociare i dati e valutare la bontà dell’intervento. Evidentemente, le manifestazioni di protesta e l’attenzione che l’informazione locale ha dato alla vicenda delle robinie non è passata inosservata a palazzo Dogana, dove, però, la decisione di intervenire deve aver subito un’accelerazione dopo che lunedì scorso sulla scrivania del soprintendente Andrea Alberti è arrivata una petizione promossa dalle associazioni Amici della Terra e Movimento non violento con 600 firme di cittadini contrari al piano di abbattimento. E la Soprintendenza, che come prevede il Codice dei beni culturali, ha anche il compito della tutela paesaggistica, è passata all’azione.
Con diplomazia ovviamente. Il piano di abbattimento degli alberi ora verrà discusso in accordo con Palazzo Barbieri, e probabilmente questo rappresenta il primo atto di una nuova stagione di cooperazione con il Comune. L’Amministrazione si è mostrato molto disponibile al confronto anche perché i nodi da risolvere non sono pochi. Se per piazza Corrubbio la Soprintendenza non ha potere di intervento visto che, fatto salvo l’eventuale ritrovamento di reperti archeologici, ha dato via libera al progetto del parcheggio (il 27 agosto di quest’anno Sabina Ferrari, l’ex soprintendente ha dato il nulla osta), rimangono sul piatto vari problemi, tra i quali spicca quello recente degli stalli per la sosta a ridosso dell’Arena.
E sul quale Alberti, il soprintendente in carica da settembre, e che oltre a Verona segue con lo stesso ruolo anche le provincie di Brescia, Mantova, Cremona, Rovigo, Venezia, cerca di venire a capo con «savoir faire». Sa che molto spesso l’istituto che rappresenta invece che essere apprezzato e difeso – oltre a essere stato messo in ginocchio dalla politica che gli ha tolto nel corso degli anni sempre più fondi e personale – è visto come un carrozzone inutile che tutela solo «4 sassi». E non vuole di certo sbattere i pugni sul tavolo. Nemmeno quando si tratta di provvedimenti come quello voluto dall’assessore Enrico Corsi. «Ne stiamo discutendo col Comune», dice Alberti. E aggiunge: «Questa dei parcheggi attorno all’Arena non è stata una delle scelte più felici. Diciamo che probabilmente ci sono casi in cui la voglia di fare porta a sottovalutare questioni importanti come la salvaguardia e la tutela dei monumenti». «Vediamo», conclude, «i segnali per il confronto sono positivi, si è stabilito un importante contatto e questo va benissimo considerato che su certe cose finora si era imposta piuttosto una non relazione tra Comune e Soprintendenza».

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