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Dream is over.
Il sogno e’ finito quell’8 dicembre 1980 con cinque colpi di pistola, davanti a casa. John Lennon muore come aveva vissuto, in modo imprevedibile. Ma proprio quella morte violenta e mai chiarita l’ha reso immortale. Non solo le sue canzoni sono ancora la colonna sonora del nostro tempo, ma lui stesso sembra aver sempre qualcosa di nuovo da dirci.
Cosi’ mi e’ venuta la voglia di intervistarlo.

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– Mao: Cos’e’ per te, oggi, la nonviolenza?
– John: Per me vale ancora quello che ho scritto piu’ di trentacinque anni fa in “Revolution”, quelle parole esprimono bene cio’ che provo tutt’ora nei confronti della politica. Non contate su di me se di mezzo c’e’ la violenza.
Non aspettatevi che salga sulle barricata se non con un fiore. E per quanto riguarda rovesciare qualcosa in nome di qualche ideologia, voglio sapere cosa si fara’ dopo averla abbattuta. Intendo dire: non si potrebbe tenere buono qualcosa? A cosa serve mettere le bombe a Wall Street? Se vuoi cambiare il sistema, cambia il sistema, non serve a niente ammazzare la gente. Se vuoi la pace non la otterrai mai con la violenza. Ditemi quale rivoluzione violenta ha funzionato. Certo, qualcuna ha conquistato il potere, ma dopo cosa e’ successo? Lo status quo. La storia di abbattere il sistema va avanti da sempre. L’hanno fatto gli irlandesi, i russi, i francesi, i cinesi, e questo dove li ha portati? Da nessuna parte. E’ sempre lo stesso vecchio gioco. Chi guidera’ il crollo? Chi prendera’ il potere? I peggiori distruttori. Sono sempre loro ad arrivare primi. Quello che ho detto in molte mie canzoni e’: cambiate la vostra testa. Se pensiamo a chi ha il potere, dobbiamo ricordarci che sono loro i malati. E, se hai un bambino malato in famiglia, non lo butti fuori di casa: cerchi di prenderti cura di lui e gli porgi la mano. Quindi prima o poi si deve trovare un punto di incontro con ciascuno, anche con i potenti. Se davvero noi siamo la generazione consapevole, dobbiamo stendere la mano al bambino ritardato e non dargli un calcio sui denti. L’unico sistema per assicurare una pace durevole e’ cambiare la nostra mentalita’: non c’e’ altro metodo. I fini non giustificano i mezzi. Dobbiamo imparare dai metodi utilizzati da Gandhi e da Martin Luther King. La gente ha gia’ il potere; tutto quello che noi dobbiamo fare e’ prenderne coscienza. Alla fine accadra’, deve accadere.
Potrebbe essere adesso o fra cento anni, ma accadra’.
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– Mao: Molte tue canzoni hanno affrontato il tema religioso. Come parleresti oggi ai giovani della fede e della morte, della tua morte?
– John: Ho sempre sospettato che ci fosse un Dio anche quando pensavo di
essere ateo. Sono credente e mi sento pieno di compassione. Lui e’ il potere
supremo, Lui non e’ ne’ buono ne’ cattivo, ne’ bianco ne’ nero: e’ e basta.
Dovesse accadere qualcosa a me o a Yoko in questo periodo non sara’ un
incidente, ma non ho paura di morire. Sono preparato alla morte perche’ non
ci credo. Penso che sia solo uscire da un’auto per salire su un’altra.
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– Mao: Una domanda banale, ma inevitabile: cosa resta vivo dei Beatles?
Riguardando il tuo album fotografico, senti della nostalgia?
– John: Non rimpiango niente di quello che ho fatto, davvero, a parte forse
aver ferito altre persone. Non rinnego niente. Ho sempre avuto l’idea della
pace: si poteva gia’ intuire dalle nostre prime canzoni. Noi siamo stati
insieme molto piu’ a lungo di quanto il pubblico sappia. E’ impegnativo
vivere insieme in quattro per anni e anni, ed e’ questo che abbiamo fatto.
Tutti i miei amici comunque erano i Beatles. C’erano i Beatles e forse altri
tre con i quali ero veramente intimo. Penso che i Beatles fossero una sorta
di religione. I Beatles sono finiti, ma io voglio ancora bene a quei
ragazzi… Oggi non sono piu’ alla ricerca di un guru. Non sto cercando
niente. Le cose sono semplicemente cosi’ come sono.
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– Mao: Dopo i Beatles, dopo la tua carriere solista, ora che hai superato la
soglia dei 67 anni, cosa puoi dire di aver imparato da tutte queste
esperienze?
– John: La mia filosofia di vita e’ piuttosto semplice: pace, nonviolenza, e
tutto in armonia con il resto del mondo. E’ ovvio che in tutti noi c’e’
della violenza, pero’ si deve essere capaci di incanalarla o di gestirla in
qualche modo. Se voglio un mondo in pace mi limitero’ a proporre al prossimo
questa visione, non forzero’ nessuno a volere la pace come me. D’altra parte
bisogna essere consapevoli che o ci si sforza di combattere per la pace,
oppure si e’ destinati a morire in maniera violenta.
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– Mao: Ci resta solo un minuto. Qual e’ l’ultimo messaggio per i giovani di
oggi?
– John: Credo che gli anni Sessanta siano stati un grande decennio. I grandi
raduni di giovani furono per alcuni solo un concerto pop, ma sono stati ben
di piu’. Sono stati la gioventu’ che si e’ riunita e ha detto: crediamo in
Dio, crediamo nella speranza e nella verita’, ed eccoci tutti insieme in
pace. I giovani hanno speranze perche’ sperano nel futuro e se sono depressi
per il loro futuro allora siamo nei guai. Noi dobbiamo tenere viva la
speranza tenendola viva fra i giovani. Io ho grandi speranze per il futuro.
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L’intervista e’ finita. John Lennon mi saluta e se ne va sorridente.
Quarant’anni fa ha infiammato la mia generazione; oggi e’ un signore saggio,
dai modi gentili, che riflette sulla nonviolenza che puo’ salvare
l’umanita’. Resta il nostro fratello maggiore.
8 dicembre 2009
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Nota
I testi sono tratti dalla biografia ufficiale autorizzata da Yoko Ono, The
Beatles Anthology.

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