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(…) La nonviolenza non è soltanto il rifiuto della violenza attuale, ma è la diffidenza contro il risultato ingiusto di una violenza passata. Di quanto di più di violenza è carico un regime capitalistico o tirannico, tanto più il nonviolento entra in stato di diffidenza verso di esso.
Bisogna avere ben chiaro che la nonviolenza non si colloca dalla parte dei conservatori, ma dalla parte dei propagatori di una società migliore, portando qui il suo metodo e la sua realtà. Il nonviolento che si fa cortigiano è disgustoso: migliore è allora il tirannicida, Armodio, Aristogitone, Bruto. Due grandi nonviolenti come Gesù e San Francesco si collocarono dalla parte degli umiliati e degli offesi. La nonviolenza è il punto della tensione più profonda del sovvertimento di una società inadeguata. (…)

Aldo Capitini, Teoria della nonviolenza.

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