PARADOSSI MONUMENTALI

di Mao Valpiana

Il monumento al crollo del Muro di Berlino, che l’Amministrazione comunale di Verona vuole posizionare in piazza Bra, pone tre ordini di problemi.

Problemi storici.
Qual è il significato che si vuole attribuire a questo monumento? Gli studiosi storici e gli analisti non hanno un’unica interpretazione delle vicende del 1989. Che il Muro sia caduto è un fatto: ma chi veramente l’ha fatto cadere? Qualcuno sostiene che sia stata l’implosione del regime sovietico. Qualcuno dice la vittoria del modello occidentale. Alcuni indicano nella Chiesa e in Papa Wojtyla i protagonisti principali, mentre altri individuano nella politica disarmista e di pace di Gorbaciov il motivo decisivo; c’è anche chi sostiene che gli attori principali siano stati i movimenti di resistenza civile nonviolenta dell’est, mentre altri ancora leggono il 1989 come il proseguimento del 1968, cioè la vittoria delle società aperte sulle società chiuse. Tutti, però, sono concordi nel valutare che il 1989 ha aperto la strada alla società globalizzata, con un unico sistema mondiale che di volta in volta viene definito post-industriale, post-ideologico, post-moderno, post-capitalista. Il crollo del Muro di Berlino, avvenuto il 9 novembre 1989, chiude il Novecento e apre un’epoca ancora sconosciuta, inaugurata l’11 settembre 2001 con l’attentato alle torri gemelle di New York. Finisce la guerra fredda, ma inizia la guerra infinita. Qualche filosofo della politica parla già di mondo post-globale, ma nessuno sa ancora indicare verso cosa ci dirigiamo.
A quale di queste diverse letture si ispira il nuovo monumento di Piazza Brà? Cosa vuole celebrare?

Problemi contestuali.
Molti monumenti cittadini sono ispirati da eventi della storia veronese o in cui sono stati coinvolti cittadini veronesi. I partigiani veronesi, i deportati veronesi nei campi nazisti, le pasque veronesi, poeti veronesi, santi veronesi; altri monumenti celebrano la storia nazionale che ha visto coinvolta anche la nostra città: il risorgimento, le due guerre mondiali, la liberazione.
Non si capisce, invece, quale sia il nesso tra il Muro e la nostra città.
Non c’è memoria, che si sappia, di qualche veronese morto fuggendo da Berlino est verso Berlino ovest, né Verona risulta mai essere stata oppressa da una dittatura comunista.
Molti altri eventi di portata storica meriterebbero di essere ricordati alla pari del Muro; e allora ci vorrebbe un monumento ai giovani caduti per la libertà in Piazza Tienanmen a Pechino, uno alle vittime dell’incidente nucleare di Chernobyl, uno per i desaparecidos delle dittature militari sudamericane, uno per ricordare la fine dell’apartheid in Sud Africa; uno per non dimenticare l’olocausto atomico di Hiroshima. E per non fare differenze, andrebbero installati tutti in Piazza Bra.

Problemi estetici.
Il monumento sarà costituito da un “finto” pezzo del Muro di Berlino, alto tre metri e largo due, di calcestruzzo, con finti murales dipinti. Pensavamo che la finta Venezia ricostruita a Las Vegas fosse il massimo del cattivo gusto, che da noi una simile oscenità non sarebbe mai potuta accadere. Ma ora avremo un pezzo di finta Berlino ricostruito a Verona. Inoltre, un ingombro di tal genere, posto nei giardini davanti alla Gran Guardia, impedirà la vista dell’Arena da quel lato della piazza. Ci chiediamo con quale disinvoltura la Soprintendenza abbia potuto dare il permesso per un’operazione così kitsch, mentre si polemizza anche sui colori pastello delle tende dei plateatici del Liston.

I monumenti sono la testimonianza dei valori che vogliamo lasciare ai nostri posteri. Ci vorrebbe più prudenza e lungimiranza, per non costringere la prossima generazione a rottamare i nostri.

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