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4 ottobre, Francesco d’Assisi patrono d’Italia

Francesco, figlio di Pietro Bernardone, ha conosciuto l’orrore della guerra, vi ha partecipato come soldato, ha sentito l’odore del sangue, ha visto i morti, è stato fatto prigioniero. Forse proprio per questa sua esperienza diretta dopo la scelta di fede si è dedicato anima e corpo all’apostolato per la pace. Pace fra gli uomini e pace con la natura. Dopo la conversione Frate Francesco è tornato in guerra, ma questa volta senza spada. Ha voluto seguire una crociata, disarmato, per incontrare il Sultano e cercare la via del dialogo. C’è riuscito. Tornato in Italia ebbe un’intuizione; l’indulgenza allora era riservata ai crociati che andavano a combattere, ma lui chiese al Papa l’indulgenza plenaria per tutti coloro che, disarmati, fossero andati a pregare alla Porziuncola: la ottenne.

Che il lupo fosse un vero lupo o un brigante che portava quel nome, poco importa. Ciò che conta è l’indicazione francescana che i conflitti si debbono e si possono risolvere con la nonviolenza. Francesco è andato incontro al lupo, gli ha parlato, l’ha aiutato a riconoscere le proprie colpe e poi l’ha affidato alle cure della comunità di Gubbio, che così è stata coinvolta nel processo di riconciliazione.

Insomma, in San Francesco abbiamo uno straordinario esempio di strategia nonviolenta. Da questo punto di vista Francesco è un ponte fra la nonviolenza salvifica di Gesù e la nonviolenza politica di Gandhi. Una nonviolenza solidale che ha portato Francesco in mezzo ai lebbrosi e Gandhi in mezzo agli intoccabili. Una nonviolenza attiva che non accetta la guerra, perché essa è il più grande crimine contro l’umanità..

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Francesco d’Assisi è un santo che piace a tutti. Religiosi e laici, bigotti e atei davanti al “poverello di Assisi” si commuovono. Piace così tanto che è stato nominato Patrono d’Italia.

Il Santo patrono è colui che protegge e al quale ci si affida nei momenti difficili. E qual è il momento più difficile, per una nazione, se non quello in cui soffiano i venti di guerra?

La Costituzione italiana, che “ripudia” la guerra è dunque in armonia con la volontà del Santo patrono. Ma l’Italia è coinvolta nel grande crimine della guerra, partecipandovi direttamente in Afghanistan e diffondendola nel mondo con la produzione ed il commercio di armi. Il paese oggi è indegno del suo patrono, fino a che non si convertirà ad un nuovo ruolo nel mondo: “dov’è guerra, fa che io porti la pace”.

Mao Valpiana

Verona



Francesco
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