Tag

LA RIVOLUZIONE EGIZIANA

La felicità è una scelta che a volte richiede degli sforzi

Di Mao Valpiana

“La felicità è una scelta che a volte richiede degli sforzi” era scritto nel profilo facebook di Maryam, la ragazza di 22 anni morta la notte di capodanno nell’attentato alla chiesa cattolica di Alessandria d’Egitto. Il suo volto sorridente è diventato il simbolo nonviolento rimbalzato in internet fra i giovani egiziani che hanno dato l’avvio alle manifestazioni di protesta e proposta contro la violenza.

Nessuno, oggi, può sapere quale piega definitiva prenderà la rivoluzione egiziana che l’11 febbraio ha costretto Mubarak a lasciare il potere dopo trent’anni di dittatura.

Una cosa però è certa: il popolo egiziano è sceso in piazza spontaneamente, disarmato, per chiedere “democrazia e libertà”. Tantissimi i giovani protagonisti, che hanno utilizzato i social network per far sapere al mondo quello che accadeva in piazza Tahrir (“liberazione”), epicentro delle manifestazioni popolari.

Poteva essere un bagno di sangue, una guerra civile, e invece ha prevalso la fermezza, la determinazione, la forza pacifica. Certo, ci sono stati un centinaio di morti e un migliaio di feriti, vittime della violenza armata della polizia a difesa del regime; drammatica la sequenza delle camionette militari, a tutta velocità fra la folla, che falciavano i pedoni come birilli. Ma non ci sono state vendette e ritorsioni, né attentati.

Le immagini più belle, diffuse tramite facebook, you-tube, twitter, sono quelle degli studenti universitari che issano cartelli che dicono: “Sono egiziano, sono contro il terrorismo”, con la bandiera nazionale sullo sfondo, e i simboli della croce e della mezzaluna messi vicino l’uno all’altro. Questo mescolamento naturale fra giovani cristiani e giovani musulmani, è il miglior antidoto contro il rischio del fondamentalismo fanatico.

Anche questa volta, come nel 1989 per i paesi dell’Est, nessun analista politico aveva previsto quello che poi è accaduto. Forse perchè la nonviolenza è davvero “una forza più potente” * e chi è abituato a vecchi schemi ideologici o ai tradizionali rapporti di forza fra poteri, fatica a capire come si forma, come cresce, come si estende questa nuova forma politica che è la “nonviolenza”. Dopo i fatti d’Egitto comprendiamo ancora meglio le parole di Gandhi: “La vera democrazia non verrà dalla presa del potere da parte di qualcuno, ma dal potere che tutti avranno un giorno di opporsi agli abusi dell’autorità”.

Il Presidente Obama, dopo un momento di troppa cautela ed incertezza, ha dato un giudizio positivo: “La voce della gente è stata ascoltata. Per l’Egitto è stata la forza morale della non violenza, e non il terrorismo, non le uccisioni folli, a curvare ancora una volta l’arco della giustizia. E’ il potere della dignità umana. Libertà è una parola che, come diceva Martin Luther King, arriva direttamente all’anima”.

Sembra il gioco del domino quel che sta accadendo sulle sponde africane del Mediterraneo, prima in Tunisia, con la “rivolta del pane”, poi in Egitto con “il venerdì della partenza” e ora anche in Algeria con “la giornata della svolta”, mentre si prepara in Libia “la giornata della collera”. Un vento di rivolta soffia sul mondo arabo. Sono fermenti sociali che richiedono cambiamenti con mezzi pacifici, che fanno ben sperare. Certo, il potere assunto dall’esercito lascia perplessi, e ispira diffidenza, ma l’opinione pubblica internazionale deve vigilare affinchè si tratti solo di una fase di transizione per preparare libere e democratiche elezioni.

“La piazza egiziana ha acceso un barlume di speranza: il suo messaggio ancora sigillato viaggerà lontano. Un Egitto che immagina qualcos’altro, per sé e per tutti, è una pietra preziosa che irradia una luce insolita di fresca aurora” ha scritto Guido Ceronetti su La Stampa del 6 febbraio 2011.

Quando il cambiamento inizia, è difficile fermarlo.

* E’ il titolo del DVD diffuso dal Movimento Nonviolento, che documenta e racconta, in sei video, le rivoluzioni nonviolente che hanno cambiato il XX° secolo.

L’Italia dovrebbe avere molta più attenzione e avviare una politica di dialogo e di sostegno verso questi popoli che vogliono prendere in mano il loro destino. La politica del Governo, invece, fino ad oggi è andata nella direzione contraria: rapporti di affari con i dittatori Gheddafi e Mubarak. All’Egitto nel 2008-2009 sono state consegnate armi per 34 milioni e sono stati autorizzati contratti per 44 milioni e oltre 6 milioni di euro di generiche “armi e munizioni” (dati della Rete Italiana Disarmo). Tali vendite sono state consentite in spregio dei principi della legge 185/1990 che disciplina il commercio delle armi e vieta le esportazioni ai Paesi responsabili di gravi violazioni dei diritti umani.

Segnalo due organizzazioni egiziane nonviolente, con le quali creare relazioni:

Arabic Network for Human Rights Information

www.anhri.net

Egyptian Organisation for Human rights

http://en.eohr.org/

Annunci