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E’ impegnativo partecipare alla Marcia Perugia-Assisi. Non per i venticinque chilometri da percorrere, che sono niente al confronto con le distanze affrontate da chi fugge dalla guerra e cerca salvezza, ma per l’assunzione di responsabilità che ciò comporta. Significa mettersi in cammino “per la pace e la fratellanza dei popoli”. E’ l’impegno di una vita.

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Se si e’ da soli si cammina, o si corre. Solo se lo si fa con altri si può marciare. Bisogna prepararsi bene per marciare insieme; e’ necessario avere la stessa meta, obiettivi comuni, e spirito di condivisione. Farlo per la pace e la fratellanza dei popoli, significa marciare per il futuro dell’umanità.

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La Marcia Perugia-Assisi, diceva Aldo Capitini, è un’assemblea itinerante. Prima di partecipare ad un’assemblea ci si prepara adeguatamente, studiandone bene la lettera di convocazione e l’ordine del giorno. Ogni marciatore che vuole partecipare alla Marcia in piena consapevolezza dovrebbe quindi leggere il documento del Movimento Nonviolento “Mozione del popolo della pace: ripudiare la guerra, non la Costituzione”.

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Nello zainetto che ogni partecipante prepara per marciare lungo il percorso della Perugia-Assisi ci metterei, insieme ad un panino ed una bottiglietta d’acqua, il Quaderno di Azione nonviolenta con lo scritto di Aldo Capitini “Teoria della nonviolenza”, e poi inviterei tutti i marciatori ad imparare a memoria il primo punto della Carta programmatica del Movimento Nonviolento: “opposizione integrale alla guerra”.

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Muoiono nel Mediterraneo i migranti. I loro corpi vengono gettati nel mare, senza degna sepoltura. Sono vittime innocenti della guerra e del razzismo. Quando marceremo da Perugia ad Assisi “per la pace e la fratellanza dei popoli” sentiremo la loro compresenza. Sarà la testimonianza più vera e più dura che la guerra è un crimine contro l’umanità.

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Tutti sono invitati a partecipare alla Marcia Perugia-Assisi. La Marcia è di tutti e per tutti. Nel cammino ideato da Aldo Capitini il plurale di “tu” è “tutti”. Saremo tutti uniti a marciare contro la guerra. Tutti in cammino verso l’orizzonte della nonviolenza, che è il varco attuale della storia.

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Marciare per la pace, significa marciare contro la guerra.
Marciare contro la guerra, significa marciare per abolire gli eserciti.
Marciare per abolire gli eserciti, significa marciare contro le spese militari.
Marciare contro le spese militari, significa marciare per il disarmo.
Marciare per il disarmo, significa iniziare a disarmare se stessi.
Se vuoi marciare per la pace, prepara il tuo disarmo unilaterale.

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Perugia, simbolo della laicità. Assisi, simbolo della religiosità. Il cammino da Perugia ad Assisi unisce laici e religiosi. Li unisce nella ricerca comune della nonviolenza, così come la nonviolenza unisce oriente ed occidente. Storie e culture diverse si incontrano e si mescolano nella strada che dai Giardini del Frontone porta alla Rocca di Assisi. E’ accaduto nel 1961, accadrà nuovamente nel 2011.

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La Marcia Perugia-Assisi non è una semplice manifestazione. Non è un qualsiasi corteo. Non è una protesta. Non è una ricerca di “visibilità”. Non la si fa per “bucare il video”. Non è un fatto “mediatico”. Non è una tradizione, non è una ritualità. La Marcia Perugia-Assisi è un’assemblea itinerante, è il popolo della pace che si convoca e si mette in cammino, è un’azione nonviolenta che si rinnova ed ha un valore in sè.

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Approfondire la conoscenza del pensiero, delle iniziative e della figura di Aldo Capitini, è il modo migliore per prepararsi alla Marcia Perugia-Assisi. Ad un giovane che volesse farlo, consiglierei di iniziare con la lettura di un bel testo autobiografico di Capitini: “Attraverso due terzi di secolo”.

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Il cammino non è solo un susseguirsi di passi. E’ anche un orizzonte, un panorama che cambia ad ogni curva, terra sotto i piedi e cielo sopra la testa. Quando Capitini ideò il percorso da Perugia ad Assisi prestò molta attenzione al paesaggio umbro, lo stesso che vedevano gli occhi di Francesco, il santo della nonviolenza, nel suo peregrinare. Per questo ci accosteremo umilmente, con rispetto e con “sacralità” al tragitto della marcia Perugia-Assisi.

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La marcia Perugia-Assisi del 1961 fu anche una festa, una celebrazione, una liturgia. Tra i partecipanti c’erano familiarità e tensione ideale. I contadini e gli operai indossarono “il vestito della festa”, con la giacca ad il cappello. Mogli e madri portavano ancora il lutto per il marito o il figlio persi nella guerra terminata da solo sedici anni. Cinquant’anni dopo dobbiamo prepararci a marciare con la stessa compostezza di quegli uomini e quelle donne che ci hanno preceduto sulle strade della Perugia-Assisi.

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La marcia Perugia-Assisi, ideata da Aldo Capitini, si inserisce nella tradizione delle marce nonviolente, a partire dalla “marcia del sale” promossa da Gandhi al culmine della campagna di disobbedienza civile per la liberazione dell’India. Sarebbe bello, e giusto, che ogni partecipante alla marcia del 25 settembre 2011 dedicasse un pensiero, durante il cammino, al Mahatma Gandhi.

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Molte persone, pur desiderandolo, non potranno partecipare alla marcia Perugia-Assisi, perchè malate, perchè anziane, perchè detenute, perchè indigenti, perchè dedite a compiti non rinviabili. Marceremo anche per loro.

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Dalla marcia Perugia-Assisi si leverà una richiesta corale, rivolta al governo e al Parlamento: non tagliate i salari ma le spese militari. Porre al primo punto dell’agenda politica la riduzione del bilancio del Ministero della Difesa, sarà uno dei compiti della marcia.

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Tra le dissennate misure “anti crisi” varate dal governo, vi è la soppressione delle festività civili “non concordatarie” e il loro spostamento alla domenica più vicina. Ciò significa cancellare le feste
del 25 aprile, del primo maggio e del 2 giugno. La marcia Perugia-Assisi dovrà schierarsi a difesa della memoria e rivendicare le tre feste laiche fondamentali: quella antifascista, quella dei lavoratori e quella repubblicana.

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Il popolo della pace si metterà in cammino, sulle orme di Aldo Capitini. Ci saranno anche bambine e bambini, e pure gli animali accompagneranno questo popolo. La “liberazione” nonviolenta, nel pensiero capitiniano, riguarda adulti e fanciulli, ed ogni essere vivente. Tutti marceranno insieme.

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Il Presidente della Repubblica è il garante della Costituzione. Quando ha approvato la guerra in Libia, quando ha giustificato l’intervento militare in Afghanistan, quando ha promulgato leggi che prevedono spese belliche, ha tradito il proprio ruolo. L’articolo 11 della Costituzione italiana ripudia la guerra e il Presidente deve vigilare che così sia. Se il Presidente della Repubblica, come già in passato è avvenuto, intende mandare un messaggio ai marciatori della Perugia-Assisi, ne tenga conto.

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Ogni singola persona che deciderà di partecipare alla marcia Perugia-Assisi, sarà un’aggiunta preziosa. La marcia è un patrimonio collettivo, costituito dai marciatori tutti, che ne sono i responsabili. Ogni singolo cartello, ogni striscione, ogni slogan, ha un’importanza decisiva, perchè andrà a costruire il messaggio complessivo che la marcia offrirà alla pubblica opinione. Per questo tutto deve essere orientato ad un rigoroso spirito nonviolento, come voleva Aldo Capitini.

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La marcia Perugia-Assisi esprime una grande attenzione alla natura e all’ambiente. Sarà buona cosa produrre minor inquinamento possibile per recarsi a Perugia: privilegiare il treno rispetto ai mezzi privati, utilizzare la bicicletta quando possibile, riempire alla massima capienza pullman e automobili. Cercheremo anche di evitare ogni inutile inquinamento acustico e rumori molesti. Ogni singolo marciatore dovrà fare attenzione a non disperdere nessun rifiuto, non lasciar cadere carte e volantini per terra, non utilizzare bottigliette di plastica, ed eventualmente riportarle via con sè. Saremo ospiti della splendida terra umbra, e dovremo lasciare il percorso da Perugia ad Assisi migliore di come lo avremo trovato.
Un semplice accorgimento: portiamoci un sacchetto apposito, e se vediamo qualche rifiuto a terra lasciato da un marciatore distratto, raccogliamolo.

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“Per la pace e la fratellanza dei popoli” (1961), “Mille idee contro la guerra” (1978), “Contro la guerra ad ognuno di fare qualcosa” (1981), “Contro il riarmo blocchiamo le spese militari” (1985), “Mai più eserciti e guerra” (2000).  Sono questi i titoli, e gli obiettivi politici, delle precedenti marce che il Movimento Nonviolento vuole rinnovare e riproporre il 25 settembre 2011.
Nel cinquantesimo anniversario della prima marcia di Aldo Capitini, marceremo dunque per la pace e la fratellanza dei popoli, per raccogliere mille idee contro la guerra, per chiedere ad ognuno di fare qualcosa contro la guerra, per ottenere il blocco delle spese militari e per riaffermare che se non vogliamo più guerre dobbiamo abolire gli eserciti.

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Sarebbe bello se ogni marciatore che parteciperà alla marcia, portasse appeso al collo un cartello, anche solo un foglio di quaderno, con scritto il proprio personale impegno contro la guerra, firmato con nome e cognome.

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La guerra è il più grande crimine contro l’umanità. Ogni guerra, per qualsiasi motivo. Sia essa di attacco o di difesa, chirurgica o umanitaria, per il petrolio o per la democrazia, la guerra è sempre un crimine, in Libia o in Afghanistan. Questo dirà la marcia Perugia-Assisi.

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La nonviolenza è il varco attuale della storia, diceva Aldo Capitini. Ancor oggi la marcia Perugia-Assisi cammina sui sentieri della storia e cerca il varco.

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La Perugia-Assisi è democratica. Quando saremo in marcia ognuno di noi sarà il centro dell’iniziativa. Ogni singolo marciatore esprimerà l’idea collettiva. Non ci saranno capi, portavoce, rappresentanti. La marcia è composta da tutti i marciatori, che hanno un uguale valore in sè.

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La vera marcia inizierà la sera del 25 settembre, quando dalla Rocca di Assisi sarà proclamata la conclusione. E’ da lì che muoverà i primi passi la marcia per la pace, quando ogni marciatore tornerà alla propria casa con l’impegno di realizzare l’obiettivo comune: opporsi integralmente alla guerra.

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La marcia Perugia-Assisi dovrà dire parole chiare sulla politica internazionale e sulla politica interna: non vogliamo più partecipare a nessuna guerra, non vogliamo più pagare per le spese militari.

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La marcia Perugia-Assisi è aperta a tutti, ai persuasi e ai perplessi. Raccoglie le idee di tutti, ma deve dare un orientamento preciso verso la nonviolenza. Se questo non avvenisse, sarebbe solo un’inutile marcia.

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Accade spesso che gli abitanti lungo il percorso della marcia offrano acqua e generi di conforto ai marciatori più affaticati. E’ un gesto di accoglienza, di ospitalità, di condivisione, che commuove.

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La musica è un’arte che unisce, che crea emozioni, che parla ai sentimenti. La colonna sonora della prima marcia fu affidata ad un giovane cantautore con la chitarra. Chi sa suonare qualche strumento lo porti alla marcia del 25 settembre 2011, e chi sa cantare non abbia timore a farlo in coro con gli altri marciatori. La musica e le canzoni ci accompagneranno da Perugia ad Assisi.

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La marcia Perugia-Assisi condanna le guerre del passato, si dissocia dalle guerre del presente e cerca di prevenire le guerre del futuro.

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Nessuno venga alla marcia per ostentare la propria bandiera di parte, lo striscione della propria organizzazione, il nome di uno specifico movimento. Bandiere, striscioni e movimenti devono contribuire a far prevalere l’obiettivo comune per cui marceremo insieme: il bene supremo della pace.

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Il 25 settembre ripercorreremo la strada indicata da Aldo Capitini; il titolo della marcia sarà lo stesso dato da Capitini “per la pace e la fratellanza dei popoli”; concluderemo alla Rocca di Assisi, là dove Capitini lesse la “mozione del popolo della pace”. Dobbiamo essere consapevoli della grandezza di ciò che faremo insieme.

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Quando si marcia, si guarda in avanti. Il valore profondo della Perugia-Assisi non è solo nella forza delle sue radici che affondano nel passato, ma soprattutto nella capacità di indicarci la strada da percorrere da domani.

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Marceremo non per smania di protagonismo, o per sfogare indignazione o rancori, e nemmeno per rivendicare diritti negati o torti subiti; marceremo per dialogare con tutti coloro che marciano insieme a noi e con tutti coloro che ci staranno ad osservare dai bordi della strada, dalle loro case, dalla televisione e tramite i giornali. La marcia è un metodo nonviolento per comunicare con gli altri. Dobbiamo spiegarci bene e farci capire. Il messaggio è quello della nonviolenza.

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Con Aldo Capitini, saranno in molti ad accompagnarci e darci forza durante la marcia Perugia-Assisi del 25 settembre: Lorenzo Milani, Danilo Dolci, Tonino Bello, Ernesto Balducci, Alexander Langer, Davide Melodia, Gaetano Latmiral, Rocco Campanella, Birgitta Pinna Ottoson, Emma Thomas, Gervasia Asioli, Piergiorgio Acquistapace, Marco Baleani, e tantissime altre amiche ed amici della nonviolenza che qui tutti non possiamo nominare, ma che ognuno di noi porta nel cuore. Sarà la marcia della compresenza dei morti e dei viventi.

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C’è un compito da assolvere per chi si prepara a partecipare alla marcia Perugia-Assisi: chiedere al proprio Comune, al Sindaco, ad un consigliere comunale, al Presidente della Provincia, ad un consigliere provinciale, ad un deputato o un senatore, ad un consigliere di quartiere o di circoscrizione, che si conosce o che si è votato, di partecipare alla marcia in rappresentanza dell’istituzione di cui fanno parte. Gli enti locali, le istituzioni democratiche rappresentative, sono chiamate a fare la propria parte per la costruzione della pace.

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Camminare per la pace da Perugia ad Assisi è anche una forma di meditazione. “Ogni passo è vita, ogni passo è guarigione, ogni passo è gioia, ogni passo è libertà” dice una preghiera buddhista.

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Sarebbe bello che alcuni tratti della marcia da Perugia ad Assisi fossero percorsi da tutti i marciatori in perfetto silenzio. Un silenzio per concentrarsi sulle vittime delle guerre; un silenzio da opporre al fragore dei bombardamenti.

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Il rovesciamento del motto olimpico pensato da Alexander Langer (“lentius, profundius, suavius” anzichè “citius, altius, fortius”) ben si adatta alla marcia Perugia-Assisi: più lentamente, più profondamente, più dolcemente. Questi devono essere i tre caratteri di una marcia per la pace.

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Saremo in tanti alla marcia per la pace. Ma quello che conta di più sarà essere in tanti dal giorno dopo a dire di no alla preparazione della prossima guerra.

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Il disarmo. Questo è l’obiettivo politico di una marcia per la pace. Lo sapeva già Francesco d’Assisi che chiedeva l’indulgenza per coloro che prima di entrare alla Porziuncola abbandonavano le armi.

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La marcia Perugia-Assisi è per la pace e la fratellanza dei popoli, e dunque è antimilitarista, antifascista, antirazzista.

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La Costituzione italiana ripudia la guerra. Chi partecipa alla marcia Perugia-Assisi mette in atto la Costituzione.

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La guerra è portatrice di morte. Le donne generano la vita. Il movimento femminista rappresenta l’anima profonda della marcia per la pace.

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La marcia Perugia-Assisi raccoglie il meglio di ciò che ha saputo esprimere l’Italia negli ultimi cinquant’anni. Nonviolenti, obiettori di coscienza, pacifisti, femministe, ecologisti, referendari, scout, parrocchie, comitati, comunità di base, movimenti per i diritti civili, per i beni comuni, per la giustizia, per la democrazia, si danno obiettivi comuni: la pace e la fratellanza dei popoli.

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La Perugia-Assisi è la marcia dell’obiezione alla cultura bellica, dell’obiezione alla politica di guerra, dell’obiezione alle spese militari, dell’obiezione di coscienza alle armi e agli eserciti.

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“La marcia non è fine a se stessa. Crea onde che vanno lontano”. Così diceva Aldo Capitini nel 1961. Le onde della nonviolenza sono giunte fino a noi, oggi.

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Ogni passo che i nostri piedi faranno da Perugia ad Assisi, deve corrispondere ad un fucile che le nostri mani spezzano.

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Partecipare alla marcia Perugia-Assisi è un grande privilegio. Seguiamo le orme del santo Francesco, del mahatma Gandhi, del pastore Martin Luther King, del professor Aldo Capitini. Camminiamo sulle vie della nonviolenza.

Perugia/Assisi, 25 settembre 2011

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