Tag

, , , ,

Ora che a Zeno Rocca sono stati concessi gli arresti domiciliari, e può finalmente tornare all’affetto dei suoi cari, qualche considerazione sulla vicenda la si può fare.

Ovviamente rispetto alla verità processuale vale sia la presunzione di innocenza, sia il pieno rispetto del giudizio che darà la magistratura.

Non conosco con precisione il merito dei fatti contestati, e non spetta a me assolvere o condannare Zeno, per questo esiste il codice penale che vale per tutti i cittadini, manifestanti e forze di polizia.

Ho partecipato alla mobilitazione di solidarietà per molti motivi:

–        mi è sembrato fuori luogo, esagerato e ingiustamente punitivo sottoporre un ragazzo di 20 anni, incensurato, ad un regime di carcerazione preventiva, in isolamento: non è un mafioso, non è un terrorista, non è stato colto in flagranza di reato;

–        l’arresto di Zeno e di altri 25 manifestanti è avvenuto a 6 mesi dai fatti, non sussistendo né pericolo di fuga, né di inquinamento delle prove: il sospetto di un blitz a scopo intimidatorio è forte;

–        ho sentito il dovere di esprimere pubblicamente fraterna solidarietà ai genitori di Zeno, con i quali ho condiviso scelte di vita e attiva partecipazione al Movimento Nonviolento, giustamente preoccupati per quanto stava accadendo al proprio figlio;

–        la manifestazione del 3 luglio 2011 in Val di Susa (a cui si riferiscono le accuse) è avvenuta anche per protestare contro la militarizzazione del territorio: ritengo inaccettabile che il cantiere di un’opera pubblica sia considerato “zona militare” e in quanto tale sottoposto a regime di polizia;

–        il movimento No Tav è un movimento popolare e diffuso, che per resistere da più di vent’anni ha scelto la nonviolenza: è importante che tale scelta non sia messa a repentaglio da infiltrazioni o provocazioni, e dunque l’opzione nonviolenta va ribadita in ogni occasione.

Il tema decisivo di questa vicenda, dunque, è la resistenza che da anni si sta attuando in Val di Susa contro il devastante progetto di TAV (treno ad alta velocità). Anche il Movimento Nonviolento (che in Val di Susa esiste dal 1968 con il “Gruppo valsusino di azione nonviolenta” fondato e animato da Alberto Perino, che ancor oggi è il punto di riferimento di tutto il movimento No Tav) partecipa attivamente  a questa resistenza, che è anche il simbolo  di una più vasta resistenza contro un dissennato “sviluppo”, basato sull’insostenibile idea della crescita infinita, che ha creato enormi problemi ambientali ed economici, e ci sta portando sul baratro di un futuro fosco.

Organizzare questa resistenza, renderla efficace e costruttiva, è una delle sfide che la nonviolenza vuole raccogliere. La nonviolenza non è solo una scelta strategica, ma prefigura anche il fine che si vuole perseguire: una società più lenta, più profonda, più dolce, che rispetta la natura, che rispetta le fonti energetiche anche per le generazioni future, che considera le risorse naturali sufficienti per tutti ma non per l’avidità di pochi.

Questa può essere un’occasione di crescita per la nonviolenza e una palestra utile per tanti giovani. La nonviolenza – diceva Aldo Capitini, fondatore 50 anni fa del nostro Movimento – ci deve insegnare ad ascoltare e parlare, mai l’uno senza l’altro. Significa cercare di capire le ragioni degli altri, e nel contempo partecipare attivamente ai fatti sociali e politici. La nonviolenza va incarnata nel pensiero e nell’azione, mai l’uno senza l’altra. Il pensiero senza azione è inefficace, l’azione senza pensiero è cieca. Dunque, il compito del Movimento Nonviolento è quello di portare  un’aggiunta al pensiero e all’azione: la teoria e la pratica della nonviolenza.

 

Annunci