Qualsiasi proposta o idea politica cammina con le gambe delle persone.

E’ dalla composizione delle liste che possiamo giudicare la bontà di un simbolo elettorale.

Basta uno sguardo complessivo alle liste Ingroia / Rivoluzione civile per rendersi conto che ad essere “garantiti” nei primi posti in lista in tutti i collegi elettorali sono esponenti dei partiti che partecipano a questa operazione politica: Idv, Prc, PdCI e Verdi. Garantiti sono anche alcuni rappresentanti della cosiddetta “società civile”, ma solo quelli cooptati direttamente da Ingroia. Gli amici degli amici. Poi ci sono le eccezioni, come l’ex grillino dissidente, nominato per il merito di essere un volto televisivamente noto. Tutti gli altri, rappresentanti di associazioni, movimenti, o personalità espresse dai territori, messi in quinta, sesta, settima fila.

Come nelle vecchie tradizioni politiche, le “teste di lista” (cioè coloro che con l’attuale legge saranno eletti in ordine di apparizione), sono state decise dal centro e imposte nei vari collegi regionali: con il giochetto delle “quartine” fisse ma con ordine scambiato, per garantire a tutti i prescelti di avere ampie possibilità di successo (ammesso che che si superi il 4% e non avvenga il flop come fu per l’Arcobaleno, cartello elettorale costruito nel 2008 più o meno dagli stessi protagonisti di oggi).

Capita così che nel collegio senatoriale del Veneto il capolista è Antonio Borghesi, deputato uscente, attuale capogruppo di Italia dei Valori, già Presidente della Provincia di Verona per la Lega Nord, poi consigliere provinciale della Liga Veneta Repubblica.

Per la Camera nel collegio Veneto1 il predestinato (n. 3 in lista) è tal Roberto Soffritti, voluto da Diliberto, già sindaco Pci di Ferrara per 16 anni, già deputato per una legislatura, già presidente di Metronapoli, attuale tesoriere del Partito dei Comunisti Italiani. Lo chiamano “il duca rosso”.

Per chi fosse interessato ai dettagli: http://www.ilmanifesto.it/area-abbonati/in-edicola/manip2n1/20130118/manip2pg/05/manip2pz/334653/

e qui: http://popoff.globalist.it/Detail_News_Display?ID=47262

Ecco, queste sarebbero la rivoluzionarie novità civili che vengono proposte agli elettori, due politici navigati di lungo corso, con alle spalle percorsi molto discutibili.

A me era stato chiesto di candidare in posizione successiva, evidentemente per dare una copertura “civile” e presentabile alla lista, e per portare i voti delle province di Verona, Vicenza, Padova, Rovigo, dove sono molto conosciuto per la mia militanza nonviolenta ed ecologista pluridecennale, non essendoci nessun’altra personalità locale in lista. Ho rifiutato. Per dignità mia personale e per non coinvolgere il buon nome del Movimento Nonviolento in un progetto che è una truffa:

VOTI INGROIA, ELEGGI BORGHESI E SOFFRITTI.

Mao Valpiana

P.S. Non nego amarezza e sofferenza. Ho partecipato con speranza al progetto degli Ecologisti e Civici, ho aderito all’appello “Io ho un sogno”, ho guardato con interesse a “Cambiare si può”, e dopo anni e mesi di un difficile lavoro corale, dal basso, alla prima accelerata elettorale, tutto è svanito dietro la foglia di fico del volto onesto di Ingroia, mentre la gestione politica è affidata a Di Pietro, Diliberto, Ferrero, De Magistris, che hanno altre finalità. Non era per questo risultato che in tanti abbiamo lavorato. Decidano gli elettori se questo progetto può decollare ugualmente, o se va fermato, per darci il tempo di ricostruire i fondamentali, cioè la coerenza tra fini e mezzi, anche nella composizione delle liste, nella costruzione della linea politica. Penso che premiare le due candidature venete equivarrebbe ad uccidere il progetto stesso. Nulla di personale, ma poi sarebbero loro ad agire e parlare a nome nostro. Mi si conceda una citazione di Ignazio Silone che si definiva “un socialista senza partito”; oggi mi sento un ecologista senza partito.

Il voto va comunque usato, per non riconsegnare il paese alla destra, ai fascisti capaci di tutto e ai populisti buoni a nulla. Il mondo non finisce con queste elezioni, ce ne saranno altre.

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