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di Mao Valpiana *

Il tavolo della presidenza

Il tavolo della presidenza al Congresso di Torino

Le cose vanno male nella società italiana. Economia in declino, politica allo sbando, cultura in decadenza. Sfiducia e depressione sono sentimenti diffusi.

In queste condizioni la cosa più facile è lamentarsi ed addossare le responsabilità ad altri. Ma non serve a nulla, anzi peggiora ulteriormente le cose. Quel che occorre per raddrizzare la situazione è iniziare da se stessi a comportarsi al meglio. L’esempio è il primo essenziale strumento di lotta nonviolenta previsto dalla Carta del Movimento Nonviolento. Ed è quel che ha fatto nel suo 24° Congresso nazionale, a Torino dal 31 gennaio al 2 febbraio, il cui titolo diceva: “Cominciamo dal disarmo … le proposte della nonviolenza”.

Oltre cento i partecipanti provenienti da ogni parte d’Italia, dal Friuli alla Sardegna, dal Trentino alla Puglia, con due delegazioni anche dalla Svizzera e dal Belgio. Ognuno si è assunto l’onere del viaggio e della permanenza, e già questo è un segno di responsabilità e condivisione, e non è poco.

E’ stato Nanni Salio a fare gli onori di casa a nome del Centro Sereno Regis, una delle eccellenze culturali e strutturali della nonviolenza italiana, che ci ha ospitati nei tre giorni. L’apertura pre-congressuale, con un partecipato dibattito, è stata dedicata al tema dell’Europa, anche in vista del prossimo appuntamento elettorale. La politica estera e la difesa europea sono stati i due argomenti trattati in modo esauriente e competente da due amici della nonviolenza, iscritti al Movimento: Paolo Bergamaschi (consigliere al PE) e Francesco Vignarca (coordinatore RID). La prospettiva di un esercito europeo (che sostituisca gli attuali 28 eserciti nazionali) e la creazione dei Corpi civili di pace europei, strumenti utili per la nuova Europa che immaginiamo, come potenza di pace, federale e solidale, sono stati i temi affrontati. E’ emerso chiaramente che all’interno del Movimento abbiamo acquisito le competenze e le professionalità per un’elaborazione teorica e politica di grande livello.

I lavori congressuali si sono concentrati sulla definizione della politica nonviolenta per i prossimi anni: sarà la campagna per il disarmo (cioè l’impegno per togliere spese dal settore militare e spostare gli investimenti sui bisogni sociali) l’asse portante delle iniziative del Movimento. La campagna “disarmo e difesa civile 2014”, promossa dalle reti pacifiste, disarmiste e nonviolente (in primis la Rete Italiana Disarmo e la Conferenza Nazionale degli Enti di Servizio Civile, con cui il Movimento Nonviolento ha avviato una proficua e sinergica collaborazione), sarà lanciata dall’Arena di pace e disarmo convocata a Verona il 25 aprile.

Il Movimento Nonviolento è al centro di queste iniziative, sostenendole in ogni modo, con spirito di servizio e volontà di contribuire a rilanciare con forza il movimento unitario per la pace (che con la crisi di identità e di rappresentanza della Tavola per la pace, ha subìto lacerazioni e discredito mentre salutiamo con fiducia la nascita della nuova Rete della pace che riunisce grandi e piccole associazioni della società civile).

Il disarmo è stato declinato nelle diverse modalità necessarie: disarmo strutturale, disarmo economico, disarmo culturale, disarmo della politica, disarmo personale e, naturalmente, disarmo militare. Ben sapendo che la strategia della nonviolenza prevede il disarmo unilateale, cioè iniziare da se stessi, da casa propria, dalla propria comunità, dalla propria nazione. Inizio io a disarmare, senza aspettarmi contropartite dall’altro. Solo così si può spezzare la catena che ci ha portato alla maggior spese militare complessiva mai sostenuta nella storia dell’umanità. Con la fola del disarmo bilanciato e controllato abbiamo in realtà assistito alla crescita smisurata della proliferazione di armi di ogni tipo, sia nel commercio cosiddetto legale che illegale. E’ un fatto che nella storia solo il ritiro unilaterale di armi od eserciti, abbia provocato un simile disarmo anche dall’altra parte.

Questo, però, non ci impedisce di essere nel contempo molto pragmatici, e salutare come positivo qualsiasi passo in avanti pur se solo nella direzione del controllo degli armamenti.

L’altra faccia della medaglia è rappresentata dalla difesa civile, cioè difesa della dignità della vita di tutti, dei valori costituzionali, difesa del territorio, della comunità, e soprattutto difesa dal pericolo principale che ci minaccia: la guerra e la sua preparazione. I passi fatti nella direzione istituzionale dei corpi civili di pace, sono incoraggianti, e premiano il lavoro svolto dal Movimento con le altre reti che su questo fronte si sono particolarmente impegnate, il Tavolo Interventi civili di pace e la rete Ipri-Corpi civili di pace.

Il dibattito nelle quattro commissioni di lavoro (disarmo/difesa, democrazia/politica, diritti/doveri, decrescita/semplicità volontaria) e in plenaria, è stato di ottima qualità, segno che la riflessione e la maturazione nel Movimento Nonviolento danno buoni frutti.

A detta di tutti i presenti e degli osservatori il Congresso è andato molto bene, e questo evidentemente è un risultato collettivo. C’è stato un lavoro di preparazione che ha coinvolto le realtà territoriali, veri centri di elaborazione e punti di forza del Movimento. Su questo punto si è insistito molto: la nonviolenza organizzata ha bisogno di iscritti all’associazione e di abbonati alla rivista; chi ha aspettative di campagne e iniziative nonviolente, chi spera in un cambiamento affidato ai movimenti che incarnano l’alternativa nonviolenta, deve farsi subito “centro” e aggregare attorno a sé altre potenzialità. Un gruppo nonviolento, per quanto piccolo, se collegato al Movimento può fare molto, perchè è il motorino che dà avvio alle campagne che possono poi investire la politica, e quindi modificare la realtà. Questo l’impegno assunto dal Congresso: moltiplicare i gruppi e i centri territoriali nonviolenti, e rafforzare l’organizzazione interna del Movimento affinchè possa davvero mettersi al servizio della poltica dei gruppi locali, nei quali è insita una “forza preziosa”.

Non a caso il Congresso si è aperto nel ricordo di tre amici che ci hanno lasciato prematuramente: Marco Baleani, Massimo Paolicelli e Luca Magosso. Tre persone che avevano saputo farsi centro, costruire iniziative e gruppi a Gubbio, a Roma, a Torino, che ora proseguono nella strada da loro tracciata. Il testimone è passato in altre mani. Il Congresso si è concluso infatti con l’elezione degli organi collegiali: il Comitato di Coordinamento vede per la prima volta una maggioranza al femminile e giovanile (senza dover scomodare “le quote rosa” o “il nuovo che avanza”…), ed anche un rinnovato Direttivo. Il clima positivo e sereno nel quale si lavora è dovuto ad una stima e fiducia reciproca, che abbiamo costruito nel tempo e che è uno dei doni più preziosi che si trovano nel nostro Movimento.

Non possiamo più accontentarci di attingere dalla pur inesauribile eredità lascitaci dalle madri e dai padri della nonviolenza. Il futuro della nonviolenza organizzata è ora nelle nostre mani, e dunque è una benedizione l’assunzione di responsabilità nel Movimento da parte di nuovi volti pieni di energia. Un’altra novità è rappresentata dallo “sdoppiamento” di Azione nonviolenta che alla rivista cartacea (che passerà da mensile a bimestrale) affiancherà la versione in rete in un apposito sito internet. E’ la nostra risposta fiduciosa alla crisi della stampa nonviolenta. Contiamo che la stessa fiducia la dimostrino i lettori, sottoscrivendo subito l’abbonamento. Ciò è indispensabile anche per coprire il passivo di bilancio che si è verificato negli ultimi anni, a causa dei costi crescenti e della riduzione di entrate. Anche nel settore economico ognuno deve fare la propria parte. La crisi ha colpito tutti, ma il Movimento non può andare avanti solo con le buone idee: ora ha bisogno del cuore e del portafoglio di ciascuno di noi.

Infine il Congresso ha voluto riconfermarmi alla presidenza del Movimento. Mi spiace dover usare la formula di rito “è un onore e un onere”, ma questa volta è proprio così. Un profondo onore, e anche un onere non da poco. Ringrazio di cuore tutti coloro che in questi anni mi hanno sostenuto; dovrei forse citare una ad uno gli iscritti al Movimento che hanno già rinnovato l’adesione per il 2014, senza i quali il Movimento stesso non esisterebbe più. Ma fra tutti voglio citare almeno Caterina Del Torto, senza il cui prezioso aiuto nella sede nazionale di Verona poco potrei fare; Piercarlo Racca, il nostro tesoriere, lavoratore instancabile che sostiene la struttura di base del Movimento, e Pasquale Pugliese, che ha assunto il ruolo di segretario nazionale, con il quale mi è sempre di grande aiuto ed ispirazione il confronto personale e politico. Un grazie a tutte le amiche e gli amici che hanno assunto l’incarico nel Direttivo e nel Comitato di coordinamento: lavorare collegialmente con loro per il Movimento Nonviolento è una splendida avventura umana.

* presidente del MN

Verona, 9 febbraio 2014

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