Il 25 aprile si è svolta a Verona la manifestazione Arena di pace e disarmo 2014 che ha portato nell’anfiteatro più di 15 mila persone della galassia pacifista e non solo. A distanza di due mesi Verona In intervista Mao Valpiana, presidente del Movimento Nonviolento italiano e organizzatore dell’evento.

– Valpiana, la manifestazione Arena di Pace e disarmo del 25 aprile ha portato nell’anfiteatro romano più di 15 mila persone. Secondo lei quale potrebbe essere in termini di percentuale il tasso di fedeltà ai temi del pacifismo di quelle presenze?
«La scommessa di “Arena di pace e disarmo” è stata quella di convocare non solo le tradizionali associazioni del mondo pacifista, ma di coinvolgere anche le reti del volontariato, della solidarietà, dei sindacati, dell’ambientalismo, sulla questione decisiva per tutti del “disarmo”. Sono le spese militari a bloccare ed impedire lo sviluppo di politiche di pace. Riducendo le immense spese belliche che sostiene il nostro paese (24 miliardi di euro, cui aggiungere i costi dei programmi per nuovi armamenti come gli F35), avremmo risorse a disposizione per affrontare le politiche del volontariato, della solidarietà, del lavoro, del territorio: per questo tante associazioni, pur diverse tra loro, hanno colto la trasversalità del messaggio di Arena e l’interesse comune. Il disarmo è la soluzione per immaginare e costruire già oggi un futuro migliore. Disarmare l’economia, la politica, l’esercito, è dunque il programma comune di chi si è ritrovato in Arena. Se solo il 50% di chi era a Verona il 25 aprile può essere definito come “pacifista”, sicuramente il 100% si riconosce nella definizione di “disarmista”, cioè favorevole a spostare le spese dal bilancio militare a quello civile».

– E’ indubbio che una manifestazione così riuscita abbia creato anche molte aspettative tra gli organizzatori. Quali sono queste aspettative?
«Le aspettative erano e sono quelle di contribuire alla maggiore unità e collaborazione tra tante associazioni e singole persone che lavorano dal basso. Non c’è la presunzione di creare un nuovo movimento, o peggio di aggiungere nuove sigle alle tante già esistenti, ma semplicemente la volontà di offrire un luogo di coordinamento ed azioni comuni. E’ stato un grande incontro di persone e associazioni che credono in un cambiamento oggi necessario e possibile, a livello personale e politico, accomunate dalla convinzione che di fronte alla crisi economica e al degrado ambientale sia razionalmente logico ed eticamente giusto porsi l’obiettivo della riduzione delle spese militari ed una politica di disarmo. Persone delle più diverse estrazioni, del mondo laico e religioso, con una forte presenza dell’associazionismo cattolico, in particolare missionario, hanno attivato energie spirituali e capacità di proposte per uscire dall’isolamento, dallo scoraggiamento e dalla rassegnazione. A chi ha partecipato non abbiamo chiesto da dove veniva ma se vuole camminare con tutti gli altri verso un disarmo che non riguarda solo armi e guerre, economia e politica, ma anche le nostre città, le scuole, le famiglie, l’ambiente, il linguaggio, le culture e le religioni».

– Un mese dopo la manifestazione il premier Renzi ha dichiarato di voler ampliare il Servizio civile, che è poi una delle scommesse di Arena 2014, attraverso la campagna per la costituzione di un dipartimento per la difesa civile. C’è qualche nesso tra l’esternazione del premier e la manifestazione del 25 aprile?
«La proposta del governo di un Servizio Civile Universale, come leva civile per la difesa della patria, va certamente nella direzione auspicata da Arena di pace e disarmo. Anzi, siamo convinti che sia stata una risposta alle nostre sollecitazioni. Ora si tratta di vigilare affinchè dall’annuncio si passi realmente ai fatti. C’è bisogno di un importante investimento economico pubblico per fare dell’istituto del Servizio Civile una vera nuova politica giovanile, che coinvolga da subito almeno 100.000 giovani, aperto agli stranieri, aperto all’Europa. Il Servizio civile deve rimanere ancorato alla tradizione dell’obiezione di coscienza, e deve essere inteso come forma di difesa civile, nonviolenta, non armata della Patria, dando finalmente piena attuazione all’articolo 52 della Costituzione».

– In tempi di crisi trovare il modo di mettere maggiormente in relazione nonviolenza ed economia potrebbe essere il modo di rendere più concreto il messaggio pacifista rispondendo a delle necessità reali attraverso la creazione di nuovi modelli di sviluppo e posti di lavoro. Cosa ne pensa?
«E’ la scommessa che stiamo affrontando. Il principio fondamentale del “ripudio della guerra” affermato dai Costituenti deve ancora essere applicato. La guerra non è ripudiata, anzi è accuratamente preparata e spesso realizzata producendo profonde lacerazioni non solo alla Carta costituzionale, ma alla sicurezza civile e sociale della comunità, alla quale vengono sottratte preziose risorse: in Italia sono presenti 18,5 milioni di poveri e oltre 3,3 milioni di disoccupati. La spesa per gli armamenti che preparano le guerre, rende così inermi sia cittadini che i principi fondamentali della Costituzione repubblicana. Ripudiare la guerra, ristabilire i principi costituzionali, promuovere la difesa civile e sociale dei diritti è compito che spetta a noi.
La povertà crescente, la mancanza di servizi sociali, la scuola abbandonata a se stessa, la sanità che non funziona bene sono le vere “minacce” alla pace. La peggior minaccia in assoluto è quella della preparazione di una nuova prossima guerra che porterà morte e distruzione per tutti. E dunque il primo passo, per noi, è cominciare dal disarmo. E questa è anche una proposta economica».

– Dopo Arena 2014 c’è un gruppo che sta lavorando, da chi è composto e a cosa sta lavorando?
«A Verona il comitato promotore di Arena di pace e disarmo prosegue ora il proprio lavoro, preparando localmente la Campagna disarmo e difesa civile, che prevede una raccolta di firme a sostegno del progetto di legge di iniziativa popolare per l’istituzione del Dipartimento per la difesa civile non armata e nonviolenta (che riunisca il Servizio Civile, la Protezione civile, i Corpi civili di pace e l’Istituto di ricerche sulla pace), che sarà avviata il prossimo 2 ottobre. Ci sarà da fare un capillare lavoro di informazione e coinvolgimento. Oltre al Movimento Nonviolento sono coinvolte associazioni come Arci, Emmaus, La Genovesa, Libera, oltre alla Cgil, ai comboniani e alle comboniane, le rappresentanze del Servizio civile, il Centro Missionario, gli Amici della Bicilcetta, il Monastero del Bene Comune, Pax Christi, ecc. Arena di pace e disarmo è stata solo un inizio».

Giovanni Drogo

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