La Lettera enciclica di Papa Francesco sulla cura della casa comune, è una vera benedizione.

Viene “bene detta” la necessità di fare pace tra gli uomini e con la natura. Il mondo è un organismo vivente: uomini, animali, piante, l’aria, l’acqua, ogni elemento fa parte di un equilibrio che rischia di essere infranto per sempre. Madre Terra può ospitare tutti, ma non può reggere l’egoismo di pochi.

E così, scorrendo il testo del Pontefice (colui che si fa ponte…), riscopro idee, concetti e proposte sui cui ho costruito la mia formazione culturale, sociale e politica. La necessità della “conversione ecologica”, della “decrescita”, l’urgenza di passare dal “più” (più consumo, più sviluppo, più cemento, ecc…) al “meno” (meno consumismo, meno inquinamento, meno spreco, ecc…), l’idea di invertire la rotta “dall’espansione alla contrazione“, furono presentate per la prima volta in versione politica, e non solo etica, al Convegno nazionale “Sviluppo? Basta! A tutto c’è un limite” che organizzai insieme agli amici del Movimento Nonviolento a Verona nell’ottobre del 1990.

Le relazioni di Alexander Langer, di Wolfgang Sachs, di Christoph Baker (il meglio dell’ecologismo di allora), muovevano dal pensiero filosofico di Ivan Illich per farne una proposta di ecologia politica. Erano visioni profetiche, ma eravamo considerati ancora degli utopisti, una minoranza della minoranza, poiché persino le associazioni ambientaliste allora rifiutavano l’idea di “decrescita” e preferivano parlare di “sviluppo sostenibile”.

Ora le stesse idee di ecologia profonda, dopo un quarto di secolo, le ritrovo nel documento di Bergoglio. Un bel passo in avanti. E’ però assolutamente necessario che non passi un altro quarto di secolo perchè da indicazioni autorevoli diventino politiche degli stati. Sarebbe troppo tardi. E’ oggi che tutti (governanti e cittadini) dobbiamo capire che possiamo “vivere meglio con meno”.

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