Grande è la distanza che mi divide da tante politiche dei governi dell’ultima legislatura: l’aumento delle spese e dell’export militare, lo “sblocca Italia”, la “buona scuola”, l’accordo con la Libia, la missione militare in Niger, lo scellerato referendum costituzionale, ecc.

Ma so anche vedere la differenza dai governi delle precedenti legislature, quelli berlusconiani. E so anche vedere le diverse sfumature di un governo a guida Renzi da un governo a guida Gentiloni. Poca roba, diranno i miei 25 lettori, ma questo è quello che passa il convento, e con questo abbiamo a che fare.

Tuttavia le elezioni del 4 marzo ci presentano una prospettiva drammatica: la possibilità reale di un governo dichiaratamente di destra, con Salvini ministro (o, non oso nemmeno pensarlo, Presidente), con il beneplacito di Casapound, il ritorno dell’economia da bancarotta di Brunetta, e le politiche autoritarie di Gasparri, La Russa, Meloni, ecc. Un film horror già visto, con la regia di Berlusconi! L’altra alternativa è un salto nel vuoto dell’incompetenza, dei dilettanti allo sbaraglio, un governo della retorica demagogica del “nuovismo”, salvo poi affidarsi a politiche giustizialiste, antieuropee, di chiusura.

Il proverbio popolare dice “cadere dalla padella alla brace”.

Non si tratta di rifugiarsi “nel meno peggio”, ma di valutare attentamente le proprie scelte e sapere bene chi sono gli avversari e quali possono essere gli alleati per contrastarli insieme con più forza. Oggi i miei avversari sono il centrodestra a guida Berlusconi e il movimento pentastellato a guida Di Maio. Presentano due strade diverse, ma ugualmente avventurose per il futuro dell’Italia. Il rischio che entrambe finiscano con un baratro è elevatissimo.

Vi sono poi altre due scelte rispettabilissime, quelle di LeU e PaP, ma in questa fase le considero isolazioniste, identitarie, nobili ma ininfluenti sul futuro del governo del paese.
Preferisco quindi la difficoltà di stare con gli alleati del centrosinistra, dai quali tante cose mi dividono, ma ce ne sono altrettante su cui si possono trovare convergenze e buoni compromessi. Oggi la priorità è fermare le destre, fare da argine democratico, attuare la “riduzione del danno”.

Dal 5 marzo preferisco continuare ad avere a che fare con il governo del mite Gentiloni piuttosto che con quello del blasfemo Salvini. Allearsi oggi con gli avversari di domani, per contrastare insieme un avversario peggiore, è una strategia compatibile con la nonviolenza. Basta farlo alla luce del sole.

Quindi oggi sono in coalizione con il PD per poterlo avere domani come governo da avversare. Insieme al PD oggi avverso Salvini per poterlo vedere domani all’opposizione in minoranza.
Paradosso (apparente contraddizione con i principi elementari della logica, ma che all’esame critico si dimostra valida) di una politica realista.

Il mio voto alla lista INSIEME, nella coalizione di centrosinistra, è dunque convinto e spero anche convincente. E mi auguro che chi farà scelte diverse, il 5 marzo non debba pentirsi del proprio voto.

Mao Valpiana

Lista INSIEME

Candidato al Senato

Collegio Veneto 2

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