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John Lennon, 8 dicembre 1980 – 2020

di Mao Valpiana *

Ha vissuto cinque vite.

La prima nei sobborghi di Liverpool, dal 1940 al 1960. Giovane ribelle, studente svogliato, capo banda. La seconda, dal 1961 al 1969, in volo nell’iperspazio musicale beatlesiano, unico e irripetibile. La terza, dal 1970 al 1975, carriera solista, avanguardia, sperimentazioni, provocazioni. La quarta, dal 1976 al 1979, il ritiro, la vita domestica, la riconciliazione con se stesso e il mondo. La quinta, nel 1980, il ritorno alla musica, alla creatività, ma senza il tempo di fare nuovi progetti. Con cinque colpi, il sogno finisce.

Del Beatle Lennon sappiamo tutto; sull’artista, il musicista, il personaggio, sono state scritte biografie e montagne di libri. Oggi, nel quarantesimo della sua morte violenta, voglio tracciare un profilo del suo impegno politico per la pace. John Lennon è nel pantheon della nonviolenza.

Al di là dei suoi meriti o demeriti, della coerenza o incoerenza, dei suoi valori o disvalori, al di là della sua vita pubblica e personale, è ciò che ha rappresentato che ne fa di lui un mito. Dalle sue canzoni e dalle sue azioni politiche, il movimento mondiale pacifista ha preso forza, impulso, coscienza. La musica di Lennon è la colonna sonora di intere generazioni che si sono messe in cammino per la pace. Ha composto Imagine, inni come All You Need Is Love, Give peace a chance, Happy Xmas (war is over), Mind Games che sono diventati patrimonio del movimento. Lennon fa dichiarazioni contro la guerra del Vietnam, contro l’industria bellica, le spese militari, la politica imperialista, partecipa attivamente al movimento per la pace, anche con sostanziosi finanziamenti.

Quando si è cimentato come attore in una pellicola non musicale, ha interpretato la parte del soldato semplice Gripweed, nel film del 1967 Come ho vinto la guerra, di Richard Lester: una commedia surreale e un po’ sconclusionata, ma dal sapore fortemente antimilitarista, di rifiuto del mondo militare e della guerra, dove John incarna una sorta di soldato obiettore.

La prima trasmissione televisiva in mondovisione via satellite andò in onda il 25 giugno 1967, 350 milioni di spettatori. La Gran Bretagna si affidò ai Beatles, che presentarono l’inedito All You Need Is Love, un brano pacifista composto da John appositamente per quell’occasione.

Il mondo cambia nel 1968. C’è il maggio francese, i carri armati a Praga, gli assassinii di Martin Luther King e Bob Kennedy. I Beatles vanno in India a meditare, al ritorno John compone Revolution 1, dove fa professione di nonviolenza, incurante delle critiche della sinistra radicale.

Ma è il 1969 l’anno della sua campagna mondiale per la pace.

Dopo il matrimonio con Yoko, il 20 marzo, il viaggio di nozze diventa un’occasione per promuovere la pace nel mondo, inventando il bed in: dal 25 al 30 marzo 1969 in una camera da letto d’albergo, la numero 702 dell’Hilton di Amsterdam, lui e Yoko, in pigiama, a rilasciare interviste a giornali di tutto il mondo sul tema della pace.

Dopo Amsterdam, John e Yoko il 31 marzo vanno a Vienna per una conferenza stampa, dove lanciano il “baghismo”, una forma di comunicazione totale; si rinchiudono all’interno di un sacco (bag), e da lì parlano con i giornalisti, senza essere visti: non vogliono essere giudicati dal colore della pelle, dal sesso, dalla lunghezza dei capelli, dall’abbigliamento, dall’età, ma solo dal messaggio che portano: la pace. Il bed-in ha un enorme successo mediatico e così viene ripetuto dal 26 maggio al 2 giugno 1969 nella suite 1742 del Fairmont Queen Elizabeth Hotel di Montréal. È lui stesso a spiegarne il senso: “I media ci sbattono continuamente la guerra in faccia: non soltanto nelle notizie ma anche in qualsiasi altro dannato film; sempre e continuamente guerra, guerra, guerra, uccidere, uccidere, uccidere. Così ci siamo detti: Mettiamo in prima pagina un po’ di pace, pace, pace, tanto per cambiare”.

Lennon è l’unico Membro dell’Ordine dell’Impero Britannico a restituire il titolo Mbe alla Regina per protestare contro il coinvolgimento dell’Inghilterra nel commercio mondiale delle armi. Quando l’aveva ricevuto nel 1965, con gli altri tre Beatles, aveva dichiarato: Gran parte delle persone che fanno vanto di aver ricevuto il rango di Membro dell’Ordine dell’Impero Britannico, sono persone premiate per il loro eroismo durante la guerra, per aver ucciso delle altre persone… Noi riceviamo l’onorificenza perché intratteniamo e divertiamo il pubblico. Penso che ce la meritiamo di più.

Il 25 novembre 1969 restituisce la medaglia con queste poche righe, che si concludono con una delle sue micidiali battute sarcastiche: Restituisco questo Mbe per protesta contro il coinvolgimento britannico nell’affare in Nigeria-Biafra, contro il nostro sostegno all’America in Vietnam e contro la discesa di Cold Turkey nelle classifiche.

Per fare gli auguri di Natale 1969 fa riempire 12 delle maggiori città del mondo (New York, Los Angeles, Toronto, Roma, Atene, Amsterdam, Berlino, Parigi, Londra, Tokyo, Hong Kong e Helsinki) con giganteschi manifesti con la scritta War is over (“la guerra è finita, se tu lo vuoi”, firmati “con amore, John e Yoko, da NY”).

Il 10 aprile 1970 viene annunciato lo scioglimento ufficiale dei Beatles. John non se ne cura, non commenta, è troppo impegnato nella sua campagna pacifista, ed è già proiettato oltre.

La militanza attiva contro la guerra e la sua preparazione divenne il chiodo fisso di Lennon. Una delle sue canzoni/manifesto è nata nel 1971 come brano di protesta contro la guerra in Vietnam ed è successivamente diventata tra i più noti classici natalizi del mondo, partorita dalla sua fantastica capacità creativa: Happy Christmas (War is over) – Buon Natale (la guerra è finita).

E così questo è il Natale (la guerra è finita) / per i deboli e per i forti (se lo vuoi) / per i ricchi e per i poveri (la guerra è finita) / il mondo è così sbagliato (se lo vuoi) / e così buon Natale (la guerra è finita) / per i neri e per i bianchi (se lo vuoi) / per i gialli e per i neri (la guerra è finita) / fermiamo tutte le guerre (adesso).

Nell’aprile del 1973 John Lennon convoca una conferenza stampa e si dichiara ufficialmente ambasciatore di Nutopia, un “paese concettuale” senza confini, senza passaporti, senza religioni. La bandiera di Nutopia è un fazzoletto bianco, e l’inno internazionale è inciso nell’album Mind Games: una traccia muta con 5 secondi di silenzio. John prende molto sul serio l’impegno per Nutopia. Per diventare cittadini di Nutopia bisogna aderire alla sua Costituzione, che è il testo della canzone Imagine (Immagina che non esistano frontiere, niente per cui uccidere o morire). Tutti i cittadini di Nutopia sono suoi ambasciatori nel mondo. L’ambasciata di Nutopia è al numero 1 di White Street a New York, e John chiede con una lettera ufficiale all’Assemblea generale delle Nazioni Unite di riconoscere il paese di Nutopia. Non riceverà risposta.

John Lennon era un visionario, con uno sguardo proiettato nel futuro. La sua visione nonviolenta era molto chiara: “Dobbiamo imparare dai metodi utilizzati da Gandhi e da Martin Luther King. La gente ha già il potere; tutto quello che noi dobbiamo fare è prenderne coscienza. Alla fine accadrà, deve accadere. I giovani hanno speranze perché sperano nel futuro e se sono depressi per il loro futuro allora siamo nei guai. Noi dobbiamo tenere viva la speranza tenendola viva fra i giovani. Io ho grandi speranze per il futuro”.

È morto l’8 dicembre del 1980, ammazzato con cinque colpi di pistola. Un fan squilibrato, si è detto. L’inchiesta venne chiusa troppo in fretta, ma molti di noi pensano che dietro all’assassinio ci sia stato un complotto dei servizi segreti per eliminare un leader troppo scomodo. Al suo funerale c’era una folla incontenibile, avvolta nella sensazione che il sogno era davvero finito. Lo sparo di un “folle” e un funerale imponente: proprio com’era accaduto per il Mahatma Gandhi, per John Fitzgeral e Bob Kennedy, per Martin Luther King. Quello che resta oggi è soprattutto nella sua immagine, nel volto di John con lo sguardo ironico e malinconico, dal quale scaturiscono musica, parole ed energia dispensate a tante generazioni di ieri, di oggi e di domani.

Seconda parte, fine;

la prima parte è stata pubblicata il 9 ottobre

* giornalista, beatlesiano.

Verona, 8 dicembre 2020