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Le foto d’epoca ci mostrano il volto dai lineamenti eleganti, lo sguardo profondo, la barba da profeta dell’Antico Testamento. Era un bell’uomo Giovani Giuseppe Lanza del Vasto, appoggiato al bastone patriarcale, con la tunica tessuta all’arcolaio della sua Comunità dell’Arca. Lanza del Vasto fondò in Occidente delle comunità gandhiane ispirate ai principi dell’autosufficienza, indipendenza e povertà. Egli volle, con il suo insegnamento spingere “alla ricerca della presenza interiore” e all’attuazione dell’ideale della nonviolenza come criterio ispiratore di vita comunitaria e come luogo liberato dai mali della modernità. Sebbene sia nato e abbia trascorso gli anni della sua infanzia a San Vito dei Normanni, in provincia di Brindisi, Lanza del Vasto, che la Francia celebra come filosofo, profeta, riformatore e saggio “degno di occupare un posto a parte nel rinnovamento spirituale della nostra epoca” in Italia è pressoché sconosciuto.

Eppure, Lanza del Vasto è uno degli italiani profeti della nonviolenza, insieme a Francesco d’Assisi, Aldo Capitini, Danilo Dolci, don Lorenzo Milani, Alexander Langer. Abbiamo regalato al mondo delle perle preziose, e non lo sappiamo.

Giovanni Giuseppe Lanza del Vasto nasce nel 1901 a San Vito dei Normanni, da una famiglia nobile e agiata. Ancora fanciullo si trasferisce con tutta la famiglia a Parigi dove frequenta il liceo e consegue, nel 1920, il diploma di Baccelliere che lo abilita all’insegnamento del latino, del greco e della filosofia negli istituti secondari superiori. Non avendo bisogno di lavorare potè dedicarsi, oltre che agli studi filosofici (si laureò alla normale di Pisa con una tesi intitolata “ Trinità Spirituale”), anche alla musica, alla pittura, ai viaggi, alla poesia e al cesello.

Frequenta gli ambienti della Parigi bene e per un anno si dà alla vita di società in Germania. A diciannove anni torna in Italia per gli studi universitari. Leggendo San Tommaso, si converte alla fede dei padri che lo conduce ad una forte ricerca di senso per la difficoltà ad inserirsi nella società “ordinaria”. La mondanità dei salotti fiorentini, allo stesso modo di quella dei salotti parigini, non lo soddisfa. Sente di essere lontano dal mondo e contemporaneamente non capisce quale sia il suo. Pena di fare il poeta o l’attore cinematografico. Poi, inquieto, decide di intraprendere un viaggio iniziatico a piedi attraverso il sud dell’Italia. L’esperienzo lo spinge apercorrere i sentieri dell’India. Parte quando ha 35 anni per rispondere alle inquietudini del suo animo, bisognoso di evadere da un sistema di cui riconosceva le brutture e la pochezza spirituale, e desideroso di comprendere come attuare la propria religiosità. Il Mahatma Gandhi ha già fatto la sua Marcia del Sale contro il colonialismo inglese, ed è conosciuto a livello mondiale per aver scelto la nonviolenza come lotta di liberazione. Lanza lo vuole incontrare. Gandhi lo accoglie nel suo ashram, il villaggio comunitario, e gli chiede di tralasciare ogni lavoro intellettuale e dedicarsi all’attività manuale. Lanza in quei mesi conosce la vita delle Comunità fondate da gandhi in cui gli uomini vivono secondo i principi di sarvodaya (benessere di tutti), satyagraha (forza della verità), ahimsa (nonviolenza), swaraj (autolimitazione), swadeshi (autosufficienza, dipendenza da sé), aparigraha (povertà volontaria).

Finalmente il giovane pellegrino si sente a casa. In Gandhi, infatti, Lanza trova quella unità di vita, quella coerenza del fare rispetto al pensiero, che illumina in lui il modo di condurre il proprio vivere per dar corpo alla verità. Il Mahatma dà a Lanza un nuovo nome, che è anche un programma di vita: Shantidas (servitore della pace). Dopo tre mesi di permanenza nell’Ashram Lanza esprime il proposito di fare un pellegrinaggio alle sorgenti del Gange, un percorso iniziatico per arrivare alle sorgenti dell’io e ritrovare se stesso e una nuova concezione della vita e del mondo.

Lanza si sente chiamato a tornare in Occidente per seminarvi la dottrina di Gandhi attraverso la fondazione di una confraternita votata alla nonviolenza di vita, tra spiritualità e azione.

Ma ancora non si sente pronto a realizzare il suo progetto. Intraprende un nuovo pellegrinaggio a piedi in Terra Santa, per un anno.

Torna in Europa, già aggredita dal morbo nazista, quando i rumori delle devastante guerra si fanno già sentire. Sente l’urgenza del suo progetto di fondare un ordine che professasse e praticasse la nonviolenza, confidandolo a Simone Weil, che lo incoraggia ad andare avanti.

Finalmente, dopo vari tentativi la Comunità prende corpo a la Borie Noble, nel sud della Francia, regione Midi-Pyrenees, con circa centocinquanta persone, a cui dà il nome di Arca: “noi ci chiameremo l’Arca, quella di Noè beninteso. E noi gli animali dell’Arca”. È il 1944.

L’Arca è un ordine patriarcale, ecumenico, nonviolento, composto da famiglie e singoli, che provvede al proprio sostentamento con il lavoro manuale di tutti i membri. L’Arca deve attraversare il mare in tempesta delle armi nucleari e della crisi ecologica, per portare l’umanità alla salvezza.

Alla notizia dell’assassinio di Gandhi, nel 1948, torna in India dove incontra Vinoba Bhave, l’erede spirituale del Mahatma e lo segue nelle sue marce percorse a piedi in gran parte del subcontinente indiano per la campagna Bhoodan, cioè reclamare dai possidenti latifondisti il dono della terra per chi non ne aveva, una riforma agraria nonviolenta.

Dagli anni ‘50 fino alla morte sopraggiunta nel 1981, Lanza del Vasto è stato protagonista di numerose e clamorose azioni nonviolente

Guerra in Algeria

Una delle prime battaglie di lotta nonviolenta condotte da Lanza fu quella contro le torture che i parà francesi infliggevano ai prigionieri algerini, e sulle quali le autorità stendevano un velo di complice omertà.

Campi di internamento

L’azione sui fatti della guerra continuò con le manifestazioni contro i cosiddetti “campi di assegnazione a residenza sorvegliata”, in verità veri e propri campi di concentramento, in cui venivano rinchiusi gli algerini considerati sospetti.

Corsa agli armamenti

Un’altra azione molto significativa fu quella condotta contro la centrale nucleare di Marcoule in cui si stava realizzando la bomba atomica.

Larzac.

È una regione contadina dei Pirenei dove il Ministero della Difesa decise di ingrandire un campo militare di Larzac portandolo a 7.000 ettari tolti al pascolo. Shantidas cominciò un digiuno, che sarebbe durato due settimane e al quale ogni giorno parteciparono a turno i contadini. La lotta durò un decennio. Vi furono manifestazioni clamorose come la marcia con le pecore che arrivò sotto la Torre Eiffel, e quella con i trattori che arrivò fino ad Orleans. Alla fine vinsero e il poligono militare anziché allargarsi, si restrinse.

Concilio Vaticano II

Lanza ebbe un ruolo attivo, a sostegno degli obiettori di coscienza attua un digiuno della durata di quaranta giorni. Al termine gli viene consegnata in anteprima l’Enciclica Pacem in Terris di Papa Giovanni XXIII, dicendogli che vi erano pagine che avrebbe potuto scrivere lui.

Bibliografia minima:

Giuda. Pellegrinaggio alle sorgenti. L’Arca aveva una vigna per vela. Introduzione alla vita interiore. Vinoba o il nuovo pellegrinaggio. Che cos’è la nonviolenza.

I libri in italiano di Lanza del Vasto sono editi da Jaca Book.