A Lughezzano vogliamo il Parco non la base Nato

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di Antonio Mazzeo *

Lughezzano è una piccola frazione del comune di Bosco Chiesanuova, posta a 580 metri sull’altopiano della Lessinia, la fascia montuosa a nord di Verona, prealpi venete. E’ qui che sorge la stazione di telecomunicazioni satellitari “cugina” del MUOS di Niscemi: identiche le funzioni strategico-militari e analoghi i devastanti impatti sull’ambiente e la salute umana generati dalle emissioni elettromagnetiche. Unica differenza, la titolarità delle installazioni e delle gigantesche antenne: la NATO nel caso di Lughezzano, la Marina militare degli Stati Uniti d’America in Sicilia.

Il centro satellitare di Bosco Chiesanuova è classificato dall’Alleanza Atlantica con il codice “Satcom Ground Station F14” ed è stato realizzato a partire del 1978 per divenire pienamente operativo nel 1985 all’interno del network di infrastrutture di telecomunicazioni (una ventina circa) che la NATO contava al tempo in tutta Europa. A capo dell’intero sistema la NATO Communications and Information Agency (NCI), l’agenzia che predispone le tecnologie di telecomunicazione e informazione satellitare per le missioni e le esercitazioni dell’Alleanza “in contesti remoti privi delle necessarie infrastrutture comunicative”. Funzioni simili sono svolte dal Pentagono con la nuova costellazione di terminali terrestri e satelliti “MUOS”, acronimo di Mobile User Objective System, il sistema per interconnettere tutti gli “utenti mobili” (cacciabombardieri, sottomarini nucleari, droni, singoli militari dotati di appositi palmari, ecc.) in qualsiasi area operativa essi si trovino. La NATO Communications and Information Agency, inoltre, dirige e coordina lo sterminato spettro delle missioni C4ISR (Comando, Controllo, Comunicazioni, Intelligence, Sorveglianza e Riconoscimento), di guerra cibernetica (cyber war) e della cosiddetta “difesa anti-missile”. Un terminale strategico della NCI Agency ha sede nel nuovo sito di Lago Patria a Giugliano, tra le province di Napoli e Caserta, sede dell’Allied Joint Force Command (AJFC) e centro d’intelligence alleato per le operazioni in Africa. Medio Oriente ed Est Europa.

La versione “terzo millennio” dell’installazione veneta è scaturita dalla decisione nel 2004 del Comando di Bruxelles di riorganizzare l’assetto delle telecomunicazioni strategiche via satellite con la conseguente riduzione del numero delle stazioni terrestri e il contemporaneo ampliamento di quelle destinate ad estendere all’infinito la propria vita operativa: Lughezzano e le Satcom di Kester in Belgio, Atalanti, Grecia e Izmir, Turchia. Con il programma di potenziamento delle telecomunicazioni satellitari denominato Upgrade Sgs and Sgt, la NATO predispose per la base veronese l’installazione di tre nuove antenne satellitari, due dal diametro di 16 metri e la terza di 11,8 metri, da sommarsi a quella già esistente.

In vista dell’ampliamento della stazione satellitare, il 14 febbraio 2014 il 5° Reparto Infrastrutture del Ministero della Difesa con sede a Padova formalizzò il decreto di esproprio definitivo per complessivi 7.868 mq. di terreni nel comune di Bosco Chiesanuova, intestati a 15 proprietari. Il 20 novembre 2015, la NATO Communications and Information Agency firmò con il Ministero della Difesa italiano un Memorandum of Agreement per regolare tutte le attività previste per la realizzazione della “nuova” infrastruttura a Lughezzano, in particolare le modalità di affidamento dei lavori e “risoluzione delle problematiche ambientali”, di acquisizione delle tecnologie satellitari e dell’assistenza tecnica per un tempo di 20 anni dall’installazione degli impianti. A sottoscrivere l’accordo il general manager della NCI Agency, il generale Koen Gijsbers, e l’allora Capo della Divisione Sistemi C4I delle forze armate italiane, ammiraglio Ruggiero Di Biase, oggi alla guida del neo-costituito Comando Cyber dello Stato Maggiore della Difesa.

Dopo l’Ok del Comitato misto-paritetico della Regione Veneto, il 2 maggio 2016 il Comando delle Forze di Difesa Interregionale Nord emise il decreto di proroga per ulteriori cinque anni della validità delle servitù militari sulla porzione di territorio di Bosco Chiesanuova occupato dalla Satcom. Il 14 settembre 2016 furono avviati i lavori di ampliamento del sito; prime contractor l’holding del complesso militare-industriale nazionale Leonardo (ex Finmeccanica), insieme alla controllata Telespazio, a ViaSat S.p.A. di Roma, al gruppo industriale francese Saint-Gobain e al colosso tedesco Siemens AG. Alla progettazione ed esecuzione “chiavi in mano” delle opere venne chiamata la Deleo S.r.l. di Cambiago (Milano), mentre i subappalti furono affidati ad alcune imprese venete (Beton Lessinia S.r.l, Scavi Valpantena s.n.c. di Annichini e Tezza, Ferrari BK).

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Il progetto porterà alla creazione di una nuova base NATO molto attrezzata, adeguata all’attuale evoluzione della componente trasmissiva e tecnologica e seguita da personale esperto”, dichiarò ai media l’allora comandante di SGS F14, il tenente colonnello Diego Fasoli. Per ottenere qualche informazione in più sulle funzioni assegnate all’installazione, si dovrà attendere il comunicato ufficiale della NCI Agency del 16 marzo 2017. “Stiamo lavorando in Belgio e in Italia per potenziare le stazioni satellitari che ci collegano con le forze di pronto intervento NATO, compresa l’operazione navale dell’Alleanza Sea Guardian che contribuisce ad arginare il traffico di essere umani nel Mar Egeo”, riferì Gregory Edwards, direttore dei Servizi infrastrutture dell’Agenzia NATO. “Entro un anno, la NCI Agency assegnerà un grosso contratto del valore di 1,5 miliardi di euro per ampliare la banda di trasmissione e un ulteriore contratto di 200 milioni per i terminali terrestri a supporto della NATO Response Force, pianificata per dislocarsi in qualsiasi parte del mondo in brevissimo tempo. I dispiegamenti per le operazioni sono divenuti un po’ il fine principale delle comunicazioni satellitari della NATO”.

Grazie a queste enormi parabole, tutte racchiuse da radome – la caratteristica copertura sferica bianca che le protegge dalle intemperie – transiteranno tutte le comunicazioni verso le basi NATO, soprattutto del Medio Oriente: Afghanistan e Iraq”, aggiunse il tenente colonnello Fasoli in un’intervista a L’Arena, il 22 ottobre 2017. E sempre al quotidiano veronese, l’ingegnere Csaba Grunda di NCI Agency, spiegava il 16 marzo 2017 che la base di Lughezzano avrebbe fatto da “spina dorsale” delle comunicazioni NATO, facendo da “centralino di smistamento dei dati che arrivano e partono verso i satelliti geostazionari”, ricevendo e trasmettendo così “verso i luoghi dove non c’è altra possibilità di comunicazione, come le navi in mezzo all’oceano, gli aerei, le unità militari che operano in posti isolati”.

I lavori di potenziamento e ampliamento della stazione di Lughezzano sono stati completati nella primavera 2018 e l’inaugurazione della “nuova” base è stata celebrata alla presenza delle autorità comunali e di una delegazione di studenti delle scuole del circondario. A differenza di quanto avvenuto a Niscemi e in tutta la Sicilia, dove contro il programma MUOS si sono mobilitate decine di migliaia di persone e decine di amministrazioni comunali, sono state rarissime le voci levatesi nel veronese in opposizione ad un’installazione di rilevanza planetaria per la guerra globale e che ha generato innumerevoli problematiche di ordine ambientale (devastazione del territorio, consumo di suolo e risorse idriche, inquinamento elettromagnetico, ecc.).

Quando nell’estate del 2017 alcuni cittadini chiesero all’amministrazione di Bosco Chiesanuova di verificare la “sostenibilità” delle nuove infrastrutture, fu organizzato un incontro a cui fu invitato il comandante della base che fornì una versione del tutto edulcorata (e per certi versi risibile) degli impatti prodotti. “Non esiste alcuna criticità per la salute dovuta ai campi elettromagnetici perché il segnale parabolico punta dritto al satellite, senza dispersioni”, dichiarò il tenente colonnello Fasoli. “Per quanto riguarda l’impatto visivo-ambientale, installeremo una recinzione in legno che delimiterà il perimetro della stazione satellitare. Inoltre, per mitigare ulteriormente l’impatto delle future strutture dall’esterno, verrà eseguita una piantumazione, voluta espressamente dalla Regione Veneto. Così facendo, non si andrà a rovinare l’aspetto estetico della zona, che ospiterà l’aggiunta di nuovo personale assegnato alla base, apportando un flusso consistente di persone che si sposteranno e si integreranno senza problemi, come è sempre stato, sul territorio della Valpantena e della Lessinia” (fonte: Veronanetwork.it del 7 febbraio 2017). Per la cronaca, dall’agosto 2018 il tenetene colonnello Diego Fasoli ha assunto l’incarico di comandante del Gruppo servizi supporto operativi presso il 3°Stormo dell’Aeronautica di Villafranca-Verona, “rafforzando ancora di più il collegamento tra la base aeronautica e l’ente NATO di Lughezzano”, come si legge nel sito dell’Aeronautica italiana.

Di opinioni del tutto diverse è Mao Valpiana, presidente del Movimento Nonviolento e responsabile della Casa per la nonviolenza di Verona, già consigliere regionale del Veneto e del comune scaligero. “La Lessinia è un territorio stupendo, paradiso dell’escursionismo e della speleologia, ricco di flora e fauna, panorami mozzafiato dalle Alpi al Lago di Garda e nei giorni limpidi anche la laguna di Venezia, e pieno di archeologia, storia, cultura, tradizioni, con resti della minoranza etnica e linguistica dei cimbri”, spiega Valpiana. “Quelle quattro enormi palle bianche che oggi sfregiano la quiete incontaminata dei vaj della Lessinia, sono uno scandalo. Non solo umiliano e distruggono un paesaggio altrimenti integro, ma portano i venti di guerra, i segreti militari, i piani bellici direttamente nel territorio montano veronese. Oltre all’inquinamento da onde elettromagnetiche, le quattro antenne abnormi producono molti altri danni, anche di tipo culturale ed educativo. La base, con il falso biglietto da visita di volersi aprire al territorio, ha instaurato un dialogo con la scuola con attività rivolte soprattutto agli studenti di ogni ordine e grado per mostrare i compiti dell’Agenzia NATO per le telecomunicazioni e le tecnologie informatiche, incluse visite e sessioni di alternanza scuola lavoro presso la base di Lughezzano. Questa proposta formativa tende ad esaltare la carriera militare, le armi e, più in generale, la guerra come strumento di risoluzione dei conflitti, in contrasto con l’articolo 11 della Costituzione. La scuola ripudia la guerra dovrebbe essere un principio fondamentale inalienabile. Gli studenti devono andare nel Parco a fare esperienze e istruirsi; i militari non sono preposti all’educazione…”.

Mao Valpiana esprime pure il suo disappunto per le “mitigazioni” apportate dalle forze armate. “L’ultima iniziativa del comando della base è l’installazione di una ulteriore recinzione ecologica, costituita da dei pali di legno, che vorrebbe creare continuità con il paesaggio”, conclude il presidente del Movimento Nonviolento. “Basta vedere il contrasto tra le quattro palle ciclopiche e lo steccato bucolico, per rendersi conto che oltre al danno ci stanno propinando anche le beffe. Quella base deve lasciare posto al Parco Naturale Regionale della Lessinia…”.

19 giugno 2020

* Peace-researcher e giornalista impegnato nei temi della pace, della militarizzazione, dell’ambiente, dei diritti umani, della lotta alle criminalità

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2 giugno nonviolento

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Si chiama Repubblica Italiana, è nata il 2 giugno del 1946, in un’urna elettorale, figlia della Resistenza e del Referendum. Democratica, unitaria, parlamentare, ha superato i traumi della dittatura e della guerra e ha poi partorito la Costituzione.

Bandiera Italia NV

È questa la Repubblica che festeggiamo dopo 74 anni. È la nostra forma di stato, è il nostro patto istituzionale. Quando parliamo di “patria” (ma sarebbe meglio chiamarla “matria”, al femminile, come nella lingua tedesca, heimat, che dà un senso di cura, di casa, di accoglienza materna), parliamo della Repubblica che ha contribuito alla nascita dell’Europa concepita a Ventotene, che ne ha allargato i confini, che è inclusiva, aperta al futuro. Ecco, questa è la Repubblica, la patria che noi festeggiamo.

I simboli della “difesa della Patria” oggi sono le mascherine, i guanti, il disinfettante; simboli di tutela della vita, della salute dei più deboli e fragili. Gli strumenti militari, invece, cacciabombardieri, blindati e corazzate non sono serviti a fermare il virus, non ci hanno difeso. La proposta di rendere istituzionale l’organizzazione della Difesa non militare nasce dalla constatazione che essa è già operante nella società civile, e per questo ha raccolto il sostegno e l’adesione delle reti impegnate sui temi della pace, del disarmo, della nonviolenza, del servizio civile, della solidarietà, (Conferenza Nazionale Enti di Servizio Civile, Forum Nazionale per il Servizio Civile, Rete della Pace, Rete Italiana per il Disarmo, Sbilanciamoci!, Tavolo Interventi Civili di Pace).

Dunque, se davvero vogliamo difendere la Repubblica, dobbiamo potenziare le forme della difesa civile, non armata e nonviolenta. È per questo che proprio oggi, 2 giugno, abbiamo fatto un ulteriore passo con la Campagna “Un’altra difesa è possibile”, presentando al Parlamento una Petizione (in base all’articolo 50 della Costituzione), per chiedere un provvedimento legislativo sulla Difesa civile non armata e nonviolenta. Vogliamo rimuovere l’ostacolo delle enormi spese militari ed avere a disposizione risorse per garantire la difesa costituzionale, sanità, istruzione, formazione, ricerca, servizio e protezione civile.

Abbiamo avviato la Campagna “Un’altra difesa è possibile” nel 2014, con un testo di legge di iniziativa popolare depositato alla Camera con cinquantamila firme, poi accolto da oltre settanta parlamentari e assegnato alle Commissioni difesa e affari costituzionali. Ora vogliamo rilanciare, e lo facciamo con la forma della Petizione, coinvolgendo direttamente i Presidenti del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati. Abbiamo chiesto loro un incontro urgente, perchè non possiamo permetterci di perdere ulteriormente tempo e sperperare altro denaro nelle spese militari. La patria/matria, la Repubblica, è sotto attacco, colpita da ingiustizie, povertà, disoccupazione, inquinamento, e deve essere difesa con misure efficaci, che solo la Difesa civile non armata e nonviolenta può offrire.

Dopo la pandemia e l’emergenza sanitaria, le forze da mettere in campo sono quelle del lavoro, medici e infermieri, le categorie delle arti e dei mestieri, gli studenti, gli educatori, gli immigrati, i bambini e le bambine, le madri e i padri, le ragazze e i ragazzi del Servizio civile universale. Queste sono le vere ricchezze della Repubblica che ripudia la guerra.

Mao Valpiana

presidente del Movimento Nonviolento

e coordinatore della campagna Un’altra difesa è possibile

2 giugno 2020, Festa della Repubblica 

Movida in Piazza Erbe a Verona

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Preferisco ricordarla così, nel suo splendore, vuota di umani, piena di bellezza, non vilipesa e lordata da invasori occupanti. Nelle notti di silenzio e deserto era la mia meta prediletta.
Come vengono limitate e contingentate le entrate ai musei, come lo saranno quelle nei teatri, così andrebbero preservate le nostre piazze, impedendo agli osceni incivili di accedervi. Vadano ad infettarsi nei parcheggi dei centri commerciali, per loro è uguale, non sanno cogliere l’unicità del toloneo.piazza erbe verona

Anonimo veneziano

Non è colpa del destino o del clima. Ci sono responsabilità ben precise. Ci sono state scelte politiche sbagliate e finanziamenti che alcuni hanno voluto e a cui altri si sono opposti. Fare l’elenco dei politici (tanti) che hanno condannato Venezia, e di quelli (pochi) che l’hanno difesa, è facile. Basta andare a controllare le delibere del Consiglio Comunale di Venezia e le Leggi del Consiglio Regionale del Veneto, degli ultimi 30 anni, quelle riguardanti il Consorzio Venezia Nuova, e vedere chi e come ha votato.
Su questo ho la coscienza a posto: quando ero sui banchi della Regione, con Alberto Tomiolo (unici due verdi inascoltati da democristiani, socialisti, comunisti e protoleghisti) ci siamo sempre opposti alla politica vincente e consociativa di chi preparava l’assalto ai finanziamenti speciali per Venezia. Solo pochi ambientalisti, ecologisti, docenti e professionisti iluminati, indicavano strade diverse, spesso derisi o bollati come utopisti.
Il Mose è stato un abbaglio: non funziona, non funzionerà e ha assorbito e dilapidato risorse immense, togliendole alla possibilità di soluzioni efficaci per la salvaguardia di Venezia e dei suoi delicati equilibri.
Gli errori vengono da lontano, dallo scavo del Canale dei Petroli alle casse di colmata, che hanno modificato l’ecosistema idrogeologico della Laguna; poi la mancata manutenzione di pulizia dei canali che era stata fatta per un millennio, il moto ondoso e la trasformazione della città da luogo reale di lavoro e residenza a fragile palcoscenico per un turismo sempre più invadente e pesante, hanno fatto il resto.
C’è anche una responsabilità diretta dei veneziani (non tutti, ma la maggior parte) e dei rappresentanti politici che si sono scelti, che hanno svenduto la città e il suo patrimonio a capitali esterni, per un profitto immediato e facile. Ora si sono accorti di non possedere più il proprio tessuto urbano, di averlo frantumato, alienato a società esterne, ma è troppo tardi.
Venezia non è più dei veneziani.
La salvezza della città più bella del mondo non verrà da soluzioni tecnologiche complesse, fantascientifiche; non saranno progetti megalomani come il Mose a fermare le acque. Venezia vive in simbiosi con le maree che entrano ed escono dalla laguna. Interrare i canali commerciali scavati negli anni 50 e 60, e alzare l’intera città, costruita su milioni di pali, sarebbero le soluzioni necessarie per restituire Venezia alla sua storia.
L’antica sapienza di regolazione delle acque e di edificazione sul fango, è ancora la strada maestra per far risorgere la città Serenissima.

Aula

PS: Ho trascorso 8 anni nell’Aula consiliare di Palazzo Ferro Fini, votando contro ai mega-progetti come il Mose o Expo, che pianificavano la morte di Venezia, e proponendo una visione armonica urbanistica e naturale per la città e la laguna.
Ho vissuto e amato quella città di “tera e aqua”.
Vedere l’Aula allagata (foto) fa male, in essa è annegata la buona politica.

Nel 2020 i veneti avrebbero modo, se lo volessero, di riparare: bisognerebbe che togliessero il consenso a chi ha messo a sacco la Città. Dopo la tragedia di ieri, lo faranno, o presto se ne dimenticheranno, tornando al consueto desiderio de far schei?

Lettera aperta a Greta Thunberg

clima

Dear Greta,

come milioni di altri adulti, mi sento interprellato dalle tue parole.

La tua azione ha rimesso in moto un vasto movimento che attendeva l’occasione per mettere sotto i riflettori il tema dei cambiamenti climatici, decisivo per il futuro dell’umanità. Il tuo sciopero Fridays for Future è stato la scintilla che ha acceso il fuoco; la legna da ardere era già pronta.

Siamo in tantissimi a chiederci, e non da oggi, cosa possiamo fare. Ora sappiamo che non c’è più tempo e che forse finalmente ci sono le condizioni per cambiare.

Il lavoro per invertire direzione è enorme. Ma non ci sono alternative.

Per questo non serve dividerci in un noi (i presunti buoni) e un loro (i presunti cattivi), da una parte le vittime (innocenti?) dall’altra i carnefici (malvagi?). Siamo tutti coinvolti.

Le cose, purtroppo, sono molto più complesse.

Come quando c’è un incendio da spegnere: non serve cercare e incolpare il piromane, bisogna darsi da fare a buttare acqua e soffocare i nuovi focolai. Una volta messo in sicurezza il clima, potremo anche dedicarci ad individuare le cause profonde della malattia, che risalgono all’inizio dell’industrializzazione avvenuta nei secoli scorsi, ad un tipo di sviluppo energivero, basato su fonti energetiche fossili, che non era sostenibile. Molti l’avevano già capito e denunciato. Il Mahatma Gandhi, già nel 1909, più di un secolo fa, nel suo libro Hind Swaraj, Vi spiego i mali della civiltà moderna, condannava lo sviluppo lineare e metteva la globalizzazione sul banco degli imputati.

C’è quindi bisogno di una grande alleanza per affrontare l’emergenza, governi e cittadini insieme. I politici al potere, nelle democrazie, sono lo specchio di quel che esprime la società. Siamo tutti inquinatori e siamo tutti inquinati. Ognuno, dunque, deve fare la propria parte, e saranno poi le grandi scelte della politica (sul commercio mondiale, le fonti energetiche, i sistemi di trasporto, lo sviluppo delle città, le migrazioni, l’agricoltura, l’industria, ecc.) a determinare il prossimo futuro.

C’è bisogno di un’alleanza tra scienziati, politici, industriali, agricoltori, cittadini, lavoratori, studenti, consumatori, tutti insieme, perchè tutti siamo partecipi al problema e quindi alla soluzione. Soprattutto noi, che viviamo nella parte ricca del globo, abbiamo una responsabilità in più rispetto alle masse dei poveri che faticano ad accedere ai servizi essenziali.

Non sarà facile accordarsi sulle soluzioni, perchè prevalgono gli egoismi di parte. Ognuno vorrebbe che a cambiare per primi fossero gli altri. Le calotte polari, che hanno iniziato a sciogliersi, non attenderanno però i nostri tempi politici. Dobbiamo trovare il modo, subito, per rendere possibile la necessaria conversione ecologica. Dobbiamo dimostrare con i fatti che consumando meno (meno Co2 in atmosfera) si vive meglio e si è più felici. Solo quando un comportamento virtuoso diventerà conveniente, allora potrà trasformarsi in scelta politica valida per tutti, su larga scala.

In questa battaglia planetaria non ci saranno vinti e vincitori. O tutti vinti, o tutti vincitori. Ci vuole per questo un patto intergenerazionale. Se coloro che nasceranno domani hanno diritto ad un ambiente sano e vivibile, chi oggi è già nato e consuma risorse non rinnovabili, deve potersi riscattare. La grande campagna necessaria, prioritaria su tutto, è quella per il disarmo climatico.

Come umanità, con tutte le generazioni viventi, dobbiamo dichiarare pace con la natura e riporre le armi che hanno ferito il pianeta.

Il vasto movimento che si è messo in moto, di cui tu sei una delle espressioni, può fare molto: una campagna contro le spese militari globali, per dirottare gli investimenti dal settore militare e bellico verso quello della ricerca per le nuove fonti energetiche e per la pulizia degli oceani inquinati dalle plastiche. È l’unica guerra che vale la pena di combattere. Le altre vanno disertate.

L’opinione pubblica è una potenza che può spostare gli equilibri politici. La più grande forza che abbiamo è quella della nonviolenza. Siamo tutti sulla stessa barca che si chiama pianeta Terra.

Grazie per quello che fai.

Mao Valpiana

presidente del Movimento Nonviolento

Italy