Sono impegnato nel movimento per la pace da circa quarant’anni. In tutti questi anni ho sempre cercato – con la parola e con l’esempio – di persuadere le persone ad opporsi alla guerra e alle uccisioni, ad impegnarsi per salvare le vite. Lo ho fatto con la piena coscienza che se avessi trovato ascolto, allora avrei ben dovuto sentirmi solidalmente responsabile con chi metteva in pratica quel che proponevo.

Bradley Manning e’ un giovane americano che ha oggi venticinque anni, quando era poco piu’ che ventenne ha permesso all’umanita’ intera di essere informata di alcuni atroci crimini di guerra. Questo giovane coraggioso ha fatto esattamente cio’ che io sostengo che si debba fare; e non lo sostengo io solo, lo sostengono le leggi di tutti i paesi civili: chi viene a conoscenza di un delitto ha il dovere di denunciarlo e cosi’ cercar di impedire che quel crimine si ripeta.

Non posso quindi non sentirmi responsabile per quanto di buono ha fatto e per quanto di atroce sta subendo Bradley Manning.

Credo che questo mio sentimento sia condiviso da innumerevoli persone – la stragrande maggioranza dell’umanita’ – che in tutto il mondo si battono contro la guerra e contro le stragi, in difesa della vita, della dignita’ e dei diritti di tutti gli esseri umani.

Per aver fatto quello che ad ogni essere umano chiediamo di fare, Bradley Manning in questi ultimi anni ha subito una detenzione in condizioni cosi’ disumane da configurarsi come una vera e propria continua tortura, e rischia di restare in carcere fino alla morte.

Per aver fatto quello che ad ogni essere umano chiediamo di fare, Bradley Manning dovrebbe invece essere immediatamente liberato e riconosciuto ed onorato per quello che veramente e’: una persona buona, un testimone della dignita’ umana.

(condivido e riporto quanto scritto oggi da Peppe Sini del Centro ricerche per la pace di Viterbo)

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