80 anni con John, 40 anni senza John

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John Lennon, 9 ottobre 1940 – 8 dicembre 1980

di Mao Valpiana *

Di John Lennon artista si è detto e scritto tutto il possibile. Abbiamo a disposizione una mole enorme di materiale documentale: audio, video, libri, foto. Ogni sua canzone è stata studiata, analizzata, sviscerata. Della sua musica, che tanta influenza ha avuto su molte generazioni in tutto il mondo, dieci anni con i Beatles e dieci da solista, sappiamo tutto.

Ma oggi per festeggiare il suo ottantesimo compleanno, preferisco concentrarmi sulla sua persona, sulla figura di figlio, di marito, di padre, di amico, di visionario, con quel suo volto dallo sguardo ironico e malinconico.

La vita di John è una parabola della nonviolenza.

Nasce a Liverpool il 9 ottobre del 1940 mentre era in corso sulla città un raid aereo nazista della seconda guerra mondiale. Di secondo nome, dopo John, fa Winston, una dedica al primo ministro Churchill, considerato dalla madre il paladino della libertà.

Il padre, mentre John nasce, non c’è, si è imbarcato su una nave come cameriere. Sarà la madre, Julia, che divorzierà poco dopo dal padre assente, a crescere John da sola. A soli 5 anni John viene allontanato dalla madre, che non è in grado di mantenerlo ed educarlo, e viene affidato alla zia Mimi, con la quale trascorre tutta l’adolescenza. Un’adolescenza turbolenta, con pessimi risultati scolastici: John è uno spirito libero, indipendente, creativo, scostante, ribelle. A 17 anni, quando sta riallacciando il rapporto con la mamma Julia (donna libera, fuori dagli schemi, ingenua, solare), John assiste all’incidente mortale: Julia viene falciata sulla strada, mentre si allontanava dopo essere andata a trovare il figlio. Un dolore immenso, lacerante, che lascerà un segno indelebile nell’anima di John: “”Ho perso mia madre due volte. Una volta da bambino a cinque anni e poi ancora a diciassette. Mi diede molta, molta amarezza. Avevo appena iniziato a ristabilire una relazione con lei quando fu uccisa. Il dolore più grande è non essere desiderati, renderti conto che i tuoi genitori non hanno bisogno di te quando tu hai bisogno di loro. Quando ero bambino ho vissuto momenti in cui non volevo vedere la bruttezza, non volevo vedere di non essere voluto. Questa mancanza di amore è entrata nei miei occhi e nella mia mente“.

L’adolescente John reagisce nel modo più facile. Butta il dolore fuori da sè e lo scarica sugli altri. Diventa un bullo. È un ragazzo proletario di periferia. Attaccabrighe, provocatorio, cinico, beffardo, anche se simpatico, burlone, geniale, comico.

L’unica cosa che lo rende docile, è la sua fantasia. Scrive, disegna, dimostra un talento raro. E poi la chitarra che gli regala la zia Mimi, con la quale strimpella le note di banjo che gli aveva insegnato la madre Julia. Diventa un leader, un capo naturale. Arruola Paul, Stuart, George, Pete e poi Ringo. Fa strage di ragazze, e adora canzonare i disabili. Politicamente scorrettissimo, diremmo oggi. Un teddy boy, come si diceva allora.

John fonda i Beatles, e dal 1962 in poi, con Brian Epstein, inizia la storia travolgente. Lui è il capo, ma è instabile, insicuro, e si lascia travolgere. È il primo Beatle a sposarsi, con Cynthia Powell, ma il matrimonio viene tenuto segreto, per non turbare i fan; subito dopo nasce il loro figlio Julian, ma John, beatle a tempo pieno, non ha il tempo né la maturità per fare da padre. Julian ha appena due anni quando John scrive e grida al mondo intero Help! “Aiutami se puoi, sto male […] Aiutami a rimettere i piedi per terra” […] “Quanto è cambiata la mia vita, la mia indipendenza si è trasformata in confusione”. Il successo è mondiale, sempre più vertiginoso, vorticoso, persino rovinoso per le personalità dei quatro ragazzi. Tentano la fuga nella meditazione, in India, ma ben presto anche questo si rivela un fallimento. Capita perfino che tornando in Inghilterra John si “dimentica” della moglie e la lascia giù dal treno. È l’inizio della fine. Si butta nel mondo psichedelico, cade nelle dipendenze, e John si perde. Il sogno finisce, i Beatles si sciolgono e si dividono. Resta di nuovo solo, subisce l’ennesimo rifiuto. Ma questa volta sulla sua strada trova la seconda musa ispiratrice. Dopo la madre Julia, incontra l’amante Yoko. È una seconda ripartenza. Con la nuova moglie/madre gli sembra di rinascere. Ritrova anche l’ispirazione musicale, sforna nuovi capolavori, trova l’impegno politico, radicale, la militanza per la pace, lascia Londra per stabilirsi a New York. Ma ancora una volta è la confusione che prevale sulla stabilità.

John capisce che ha bisogno di un lavoro profondo, dentro di sè questa volta. Una rivoluzione interiore prima che politica. Yoko lo lascia, anzi, lo caccia via, fino a che non ritroverà se stesso. John attraversa il deserto. È il periodo di Los Angeles, la caduta in fondo al baratro, il lost weekend, come lo chiamò, perdersi per ritrovarsi. Fu più di un anno esagerato, di baldoria, perdizione e immaturità, un vortice di depressione e ubriachezza; John riuscì a tirare fuori il peggio di sé, un adolescente in fuga dalle responsabilità. Toccò il fondo.

E poi, quindi, l’inizio della risalita. Il ritorno a casa, da Yoko, la disintossicazione, l’analisi profonda, il concepimento del figlio Sean, la ritrovata serenità della vita casalinga, la consapevolezza del ruolo di padre e marito. È il periodo migliore di John, la riconciliazione con se stesso e con il mondo. La scelta della nonviolenza, politica e personale. Le letture, la nuova ispirazione musicale, la voglia di riprendere a suonare, di comporre, di nuovi rapporti con i vecchi amici (prende anche in considerazione l’idea di fare qualcosa di nuovo con i Beatles) e i fan. Si scopre maturo, consapevole, pacificato, abbraccia la nonviolenza. Troppo bello per essere vero: l’8 dicembre 1980 arrivano quei cinque colpi di pistola fatali che interrompono per sempre la sua storia. Una violenza mortale che lo rende immortale. John è morto, viva John.

Da Baronetto a Tricheco, non ha mai nascosto i suoi sentimenti profondi, le fragilità, le solitudini, ma anche gli slanci, gli amori, i sogni. Sincero fino in fondo, si è sempre mostrato per quello che era, senza ipocrisie, raccontando anche i lati più oscuri e più veri della sua anima.

La parabola è questa: un ragazzo di strada del dopoguerra, talentuoso ma pieno di rabbia perchè non ha conosciuto l’amore dei genitori, si trova sbalzato sulle vette del successo mondiale, ricco e famoso, non ha la possibilità di conoscersi, vive in collera fino a perdersi, per poi riconoscersi grazie all’amore ritrovato, all’impegno per la pace, alla paternità; con la nonviolenza arriva finalmente alla serenità interiore e alla maturità sociale. Avrebbe potuto vivere sugli allori, recitare la parte dell’ex beatle, o ritirarsi a vita privata; invece ha scelto di mettersi in gioco fino in fondo, usare la sua fama al servizio della causa pacifista, coinvolgersi nel movimento contro la guerra.

È questo il John Lennon ottantenne che festeggiamo oggi. Una strada in salita, ma che arriva alla meta dell’amore. Un percorso di conversione dalla violenza alla nonviolenza, con tappe ben definite. Dal grido di disperazione in Mother (madre, io ti volevo ma tu non mi volevi; padre io avevo bisogno di te, ma tu non di me) all’Eroe della classe operaia (non bisogna fidarsi dei sogni che possono trasformarsi in incubi); dalla preghiera di God (il sogno è finito, credo solo in me); alla scoperta di Love (l’amore è una forza insopprimibile), fino ad Imagine, il suo manifesto per il mondo unito, concettuale e spirituale che ha sempre cercato e alla fine raggiunto.

(Prima parte, segue; la seconda parte sarà pubblicata l’8 dicembre)

* giornalista, beatlesiano.

Verona, 9 ottobre 2020

LÀ DOVE C’ERA L’ERBA, ORA C’È UNA BASE NATO (con 4 mega antenne)

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Quelle quattro enormi palle bianche sono orribili. Dei mostri alieni che stuprano la Lessinia. Orribili e dannose. Coprono quattro antenne preposte alle comunicazioni satellitari militari. Una parte di Lessinia trasformata in base per il controllo aereo, missilistico e navale dell’Alleanza militare atlantica. Antenne di guerra, altro che lupi …

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Lughezzano è una piccola frazione del comune di Bosco Chiesanuova, posta a 580 metri sull’altopiano della Lessinia, la fascia montuosa a nord di Verona, prealpi venete, che si estende tra la Val d’Adige e la Val d’Agno. Con una Legge Regionale del 1990 è stato istituito, nella parte alta e più settentrionale dell’altopiano, prevalentemente zone a pascolo, il Parco della Lessinia, che comprende anche tre canyon selvaggi, chiamati vaj: il vajo dell’Anguilla, il vajo Falconi e il vajo Squaranto. Queste sono zone a riserva integrale, facendo parte della rete ecologica europea Natura 2000, per la conservazione di habitat e di specie di interesse comunitario (falco, grifone, aquila minore, nibbio reale, gufo). La Lessinia è un territorio stupendo, paradiso dell’escursionismo e della speleologia, ricco di flora e fauna, panorami mozzafiato dalle Alpi al Lago di Garda, nei giorni limpidi anche sulla laguna di Venezia, e pieno di archeologia, storia, cultura, tradizioni, con resti della minoranza etnica e linguistica dei cimbri.

Proprio al termine sud del vajo dell’Anguilla, dove passa il sentiero europeo E5, si trova la base militare di Lughezzano, poche centinaia di metri fuori dai confini del Parco.

Già nel 1978, all’indomani dell’annuncio dell’inizio dei lavori per la realizzazione della Stazione Nato, organizzammo una prima manifestazione antimilitarista nonviolenta. Era insopportabile che un territorio così unico come quello della Lessinia venisse profanato da una militarizzazione del tutto fuori contesto. La “meglio gioventù” veronese di allora rispose con una grande adesione, migliaia di ragazzi occuparono i terreni della futura base: musica, chitarre, balli, contro una presenza militare di cui non si capiva il senso.

Nei successivi anni ’80 venni eletto al Consiglio Regionale del Veneto e con altri colleghi fui il promotore della Legge per l’istituzione del Parco della Lessinia, approvata nel 1990, con l’intento, anche, di estenderne i confini fino a comprendere tutto il territorio di Lughezzano, per condizionare, ridurre, bloccare l’espansione della servitù militare. Ma la maggioranza non volle disturbare e mettersi in contrasto con il Ministero della Difesa, e così tutta la zona interessata fu lasciata fuori dal Parco e il confine sud fu stabilito poco sopra la base. Da allora la Stazione SGS F14 si è sviluppata, ampliata, fino a diventare di importanza strategica europea.

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Quelle quattro enormi palle bianche che oggi sfregiano la quiete incontaminata dei vaj della Lessinia, sono uno scandalo. Non solo umiliano e distruggono un paesaggio altrimenti integro, ma portano i venti di guerra, i segreti militari, i piani bellici direttamente nel territorio montano veronese. Oltre all’inquinamento ambientale da onde elettromagnetiche, le quattro antenne abnormi producono molti altri danni, anche di tipo culturale ed educativo. La base, con il falso biglietto da visita di volersi “aprire al territorio”, ha instaurato un dialogo con la scuola con attività rivolte soprattutto agli studenti di ogni ordine e grado per mostrare i compiti dell’Agenzia NATO per le telecomunicazioni e le tecnologie informatiche. È una vera e propria militarizzazione della formazione giovanile. Queste attività vengono formalizzate attraverso un protocollo d’intesa siglato negli ultimi anni tra il Ministero della Difesa e il Ministero dell’Istruzione e tramite convenzioni ed accordi tra le Forze Armate e singoli dirigenti scolastici, per la realizzazione di varie iniziative e progetti, incluse visite e sessioni di alternanza scuola lavoro presso la base Nato di Lughezzano. Questa proposta “formativa” tende ad esaltare la carriera militare, le armi e, più in generale, la guerra come strumento di risoluzione dei conflitti, in contrasto con l’articolo 11 della Costituzione.

“La scuola ripudia la guerra” dovrebbe essere un principio fondamentale inalienabile. Gli studenti vadano nel Parco a fare esperienze e istruirsi; i militari non sono preposti all’educazione.

Annotazione finale. L’ultima iniziativa del comando della base è l’installazione di una ulteriore recinzione “ecologica”, costituita da dei pali di legno, che vorrebbe “creare continuità con il paesaggio”. Basta vedere il contrasto tra le quattro palle ciclopiche e lo steccato bucolico, per rendersi conto che oltre al danno ci stanno propinando anche le beffe.

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Quella base deve lasciare posto al Parco.

Mao Valpiana

presidente del Movimento Nonviolento

A Lughezzano vogliamo il Parco non la base Nato

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di Antonio Mazzeo *

Lughezzano è una piccola frazione del comune di Bosco Chiesanuova, posta a 580 metri sull’altopiano della Lessinia, la fascia montuosa a nord di Verona, prealpi venete. E’ qui che sorge la stazione di telecomunicazioni satellitari “cugina” del MUOS di Niscemi: identiche le funzioni strategico-militari e analoghi i devastanti impatti sull’ambiente e la salute umana generati dalle emissioni elettromagnetiche. Unica differenza, la titolarità delle installazioni e delle gigantesche antenne: la NATO nel caso di Lughezzano, la Marina militare degli Stati Uniti d’America in Sicilia.

Il centro satellitare di Bosco Chiesanuova è classificato dall’Alleanza Atlantica con il codice “Satcom Ground Station F14” ed è stato realizzato a partire del 1978 per divenire pienamente operativo nel 1985 all’interno del network di infrastrutture di telecomunicazioni (una ventina circa) che la NATO contava al tempo in tutta Europa. A capo dell’intero sistema la NATO Communications and Information Agency (NCI), l’agenzia che predispone le tecnologie di telecomunicazione e informazione satellitare per le missioni e le esercitazioni dell’Alleanza “in contesti remoti privi delle necessarie infrastrutture comunicative”. Funzioni simili sono svolte dal Pentagono con la nuova costellazione di terminali terrestri e satelliti “MUOS”, acronimo di Mobile User Objective System, il sistema per interconnettere tutti gli “utenti mobili” (cacciabombardieri, sottomarini nucleari, droni, singoli militari dotati di appositi palmari, ecc.) in qualsiasi area operativa essi si trovino. La NATO Communications and Information Agency, inoltre, dirige e coordina lo sterminato spettro delle missioni C4ISR (Comando, Controllo, Comunicazioni, Intelligence, Sorveglianza e Riconoscimento), di guerra cibernetica (cyber war) e della cosiddetta “difesa anti-missile”. Un terminale strategico della NCI Agency ha sede nel nuovo sito di Lago Patria a Giugliano, tra le province di Napoli e Caserta, sede dell’Allied Joint Force Command (AJFC) e centro d’intelligence alleato per le operazioni in Africa. Medio Oriente ed Est Europa.

La versione “terzo millennio” dell’installazione veneta è scaturita dalla decisione nel 2004 del Comando di Bruxelles di riorganizzare l’assetto delle telecomunicazioni strategiche via satellite con la conseguente riduzione del numero delle stazioni terrestri e il contemporaneo ampliamento di quelle destinate ad estendere all’infinito la propria vita operativa: Lughezzano e le Satcom di Kester in Belgio, Atalanti, Grecia e Izmir, Turchia. Con il programma di potenziamento delle telecomunicazioni satellitari denominato Upgrade Sgs and Sgt, la NATO predispose per la base veronese l’installazione di tre nuove antenne satellitari, due dal diametro di 16 metri e la terza di 11,8 metri, da sommarsi a quella già esistente.

In vista dell’ampliamento della stazione satellitare, il 14 febbraio 2014 il 5° Reparto Infrastrutture del Ministero della Difesa con sede a Padova formalizzò il decreto di esproprio definitivo per complessivi 7.868 mq. di terreni nel comune di Bosco Chiesanuova, intestati a 15 proprietari. Il 20 novembre 2015, la NATO Communications and Information Agency firmò con il Ministero della Difesa italiano un Memorandum of Agreement per regolare tutte le attività previste per la realizzazione della “nuova” infrastruttura a Lughezzano, in particolare le modalità di affidamento dei lavori e “risoluzione delle problematiche ambientali”, di acquisizione delle tecnologie satellitari e dell’assistenza tecnica per un tempo di 20 anni dall’installazione degli impianti. A sottoscrivere l’accordo il general manager della NCI Agency, il generale Koen Gijsbers, e l’allora Capo della Divisione Sistemi C4I delle forze armate italiane, ammiraglio Ruggiero Di Biase, oggi alla guida del neo-costituito Comando Cyber dello Stato Maggiore della Difesa.

Dopo l’Ok del Comitato misto-paritetico della Regione Veneto, il 2 maggio 2016 il Comando delle Forze di Difesa Interregionale Nord emise il decreto di proroga per ulteriori cinque anni della validità delle servitù militari sulla porzione di territorio di Bosco Chiesanuova occupato dalla Satcom. Il 14 settembre 2016 furono avviati i lavori di ampliamento del sito; prime contractor l’holding del complesso militare-industriale nazionale Leonardo (ex Finmeccanica), insieme alla controllata Telespazio, a ViaSat S.p.A. di Roma, al gruppo industriale francese Saint-Gobain e al colosso tedesco Siemens AG. Alla progettazione ed esecuzione “chiavi in mano” delle opere venne chiamata la Deleo S.r.l. di Cambiago (Milano), mentre i subappalti furono affidati ad alcune imprese venete (Beton Lessinia S.r.l, Scavi Valpantena s.n.c. di Annichini e Tezza, Ferrari BK).

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Il progetto porterà alla creazione di una nuova base NATO molto attrezzata, adeguata all’attuale evoluzione della componente trasmissiva e tecnologica e seguita da personale esperto”, dichiarò ai media l’allora comandante di SGS F14, il tenente colonnello Diego Fasoli. Per ottenere qualche informazione in più sulle funzioni assegnate all’installazione, si dovrà attendere il comunicato ufficiale della NCI Agency del 16 marzo 2017. “Stiamo lavorando in Belgio e in Italia per potenziare le stazioni satellitari che ci collegano con le forze di pronto intervento NATO, compresa l’operazione navale dell’Alleanza Sea Guardian che contribuisce ad arginare il traffico di essere umani nel Mar Egeo”, riferì Gregory Edwards, direttore dei Servizi infrastrutture dell’Agenzia NATO. “Entro un anno, la NCI Agency assegnerà un grosso contratto del valore di 1,5 miliardi di euro per ampliare la banda di trasmissione e un ulteriore contratto di 200 milioni per i terminali terrestri a supporto della NATO Response Force, pianificata per dislocarsi in qualsiasi parte del mondo in brevissimo tempo. I dispiegamenti per le operazioni sono divenuti un po’ il fine principale delle comunicazioni satellitari della NATO”.

Grazie a queste enormi parabole, tutte racchiuse da radome – la caratteristica copertura sferica bianca che le protegge dalle intemperie – transiteranno tutte le comunicazioni verso le basi NATO, soprattutto del Medio Oriente: Afghanistan e Iraq”, aggiunse il tenente colonnello Fasoli in un’intervista a L’Arena, il 22 ottobre 2017. E sempre al quotidiano veronese, l’ingegnere Csaba Grunda di NCI Agency, spiegava il 16 marzo 2017 che la base di Lughezzano avrebbe fatto da “spina dorsale” delle comunicazioni NATO, facendo da “centralino di smistamento dei dati che arrivano e partono verso i satelliti geostazionari”, ricevendo e trasmettendo così “verso i luoghi dove non c’è altra possibilità di comunicazione, come le navi in mezzo all’oceano, gli aerei, le unità militari che operano in posti isolati”.

I lavori di potenziamento e ampliamento della stazione di Lughezzano sono stati completati nella primavera 2018 e l’inaugurazione della “nuova” base è stata celebrata alla presenza delle autorità comunali e di una delegazione di studenti delle scuole del circondario. A differenza di quanto avvenuto a Niscemi e in tutta la Sicilia, dove contro il programma MUOS si sono mobilitate decine di migliaia di persone e decine di amministrazioni comunali, sono state rarissime le voci levatesi nel veronese in opposizione ad un’installazione di rilevanza planetaria per la guerra globale e che ha generato innumerevoli problematiche di ordine ambientale (devastazione del territorio, consumo di suolo e risorse idriche, inquinamento elettromagnetico, ecc.).

Quando nell’estate del 2017 alcuni cittadini chiesero all’amministrazione di Bosco Chiesanuova di verificare la “sostenibilità” delle nuove infrastrutture, fu organizzato un incontro a cui fu invitato il comandante della base che fornì una versione del tutto edulcorata (e per certi versi risibile) degli impatti prodotti. “Non esiste alcuna criticità per la salute dovuta ai campi elettromagnetici perché il segnale parabolico punta dritto al satellite, senza dispersioni”, dichiarò il tenente colonnello Fasoli. “Per quanto riguarda l’impatto visivo-ambientale, installeremo una recinzione in legno che delimiterà il perimetro della stazione satellitare. Inoltre, per mitigare ulteriormente l’impatto delle future strutture dall’esterno, verrà eseguita una piantumazione, voluta espressamente dalla Regione Veneto. Così facendo, non si andrà a rovinare l’aspetto estetico della zona, che ospiterà l’aggiunta di nuovo personale assegnato alla base, apportando un flusso consistente di persone che si sposteranno e si integreranno senza problemi, come è sempre stato, sul territorio della Valpantena e della Lessinia” (fonte: Veronanetwork.it del 7 febbraio 2017). Per la cronaca, dall’agosto 2018 il tenetene colonnello Diego Fasoli ha assunto l’incarico di comandante del Gruppo servizi supporto operativi presso il 3°Stormo dell’Aeronautica di Villafranca-Verona, “rafforzando ancora di più il collegamento tra la base aeronautica e l’ente NATO di Lughezzano”, come si legge nel sito dell’Aeronautica italiana.

Di opinioni del tutto diverse è Mao Valpiana, presidente del Movimento Nonviolento e responsabile della Casa per la nonviolenza di Verona, già consigliere regionale del Veneto e del comune scaligero. “La Lessinia è un territorio stupendo, paradiso dell’escursionismo e della speleologia, ricco di flora e fauna, panorami mozzafiato dalle Alpi al Lago di Garda e nei giorni limpidi anche la laguna di Venezia, e pieno di archeologia, storia, cultura, tradizioni, con resti della minoranza etnica e linguistica dei cimbri”, spiega Valpiana. “Quelle quattro enormi palle bianche che oggi sfregiano la quiete incontaminata dei vaj della Lessinia, sono uno scandalo. Non solo umiliano e distruggono un paesaggio altrimenti integro, ma portano i venti di guerra, i segreti militari, i piani bellici direttamente nel territorio montano veronese. Oltre all’inquinamento da onde elettromagnetiche, le quattro antenne abnormi producono molti altri danni, anche di tipo culturale ed educativo. La base, con il falso biglietto da visita di volersi aprire al territorio, ha instaurato un dialogo con la scuola con attività rivolte soprattutto agli studenti di ogni ordine e grado per mostrare i compiti dell’Agenzia NATO per le telecomunicazioni e le tecnologie informatiche, incluse visite e sessioni di alternanza scuola lavoro presso la base di Lughezzano. Questa proposta formativa tende ad esaltare la carriera militare, le armi e, più in generale, la guerra come strumento di risoluzione dei conflitti, in contrasto con l’articolo 11 della Costituzione. La scuola ripudia la guerra dovrebbe essere un principio fondamentale inalienabile. Gli studenti devono andare nel Parco a fare esperienze e istruirsi; i militari non sono preposti all’educazione…”.

Mao Valpiana esprime pure il suo disappunto per le “mitigazioni” apportate dalle forze armate. “L’ultima iniziativa del comando della base è l’installazione di una ulteriore recinzione ecologica, costituita da dei pali di legno, che vorrebbe creare continuità con il paesaggio”, conclude il presidente del Movimento Nonviolento. “Basta vedere il contrasto tra le quattro palle ciclopiche e lo steccato bucolico, per rendersi conto che oltre al danno ci stanno propinando anche le beffe. Quella base deve lasciare posto al Parco Naturale Regionale della Lessinia…”.

19 giugno 2020

* Peace-researcher e giornalista impegnato nei temi della pace, della militarizzazione, dell’ambiente, dei diritti umani, della lotta alle criminalità

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2 giugno nonviolento

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Si chiama Repubblica Italiana, è nata il 2 giugno del 1946, in un’urna elettorale, figlia della Resistenza e del Referendum. Democratica, unitaria, parlamentare, ha superato i traumi della dittatura e della guerra e ha poi partorito la Costituzione.

Bandiera Italia NV

È questa la Repubblica che festeggiamo dopo 74 anni. È la nostra forma di stato, è il nostro patto istituzionale. Quando parliamo di “patria” (ma sarebbe meglio chiamarla “matria”, al femminile, come nella lingua tedesca, heimat, che dà un senso di cura, di casa, di accoglienza materna), parliamo della Repubblica che ha contribuito alla nascita dell’Europa concepita a Ventotene, che ne ha allargato i confini, che è inclusiva, aperta al futuro. Ecco, questa è la Repubblica, la patria che noi festeggiamo.

I simboli della “difesa della Patria” oggi sono le mascherine, i guanti, il disinfettante; simboli di tutela della vita, della salute dei più deboli e fragili. Gli strumenti militari, invece, cacciabombardieri, blindati e corazzate non sono serviti a fermare il virus, non ci hanno difeso. La proposta di rendere istituzionale l’organizzazione della Difesa non militare nasce dalla constatazione che essa è già operante nella società civile, e per questo ha raccolto il sostegno e l’adesione delle reti impegnate sui temi della pace, del disarmo, della nonviolenza, del servizio civile, della solidarietà, (Conferenza Nazionale Enti di Servizio Civile, Forum Nazionale per il Servizio Civile, Rete della Pace, Rete Italiana per il Disarmo, Sbilanciamoci!, Tavolo Interventi Civili di Pace).

Dunque, se davvero vogliamo difendere la Repubblica, dobbiamo potenziare le forme della difesa civile, non armata e nonviolenta. È per questo che proprio oggi, 2 giugno, abbiamo fatto un ulteriore passo con la Campagna “Un’altra difesa è possibile”, presentando al Parlamento una Petizione (in base all’articolo 50 della Costituzione), per chiedere un provvedimento legislativo sulla Difesa civile non armata e nonviolenta. Vogliamo rimuovere l’ostacolo delle enormi spese militari ed avere a disposizione risorse per garantire la difesa costituzionale, sanità, istruzione, formazione, ricerca, servizio e protezione civile.

Abbiamo avviato la Campagna “Un’altra difesa è possibile” nel 2014, con un testo di legge di iniziativa popolare depositato alla Camera con cinquantamila firme, poi accolto da oltre settanta parlamentari e assegnato alle Commissioni difesa e affari costituzionali. Ora vogliamo rilanciare, e lo facciamo con la forma della Petizione, coinvolgendo direttamente i Presidenti del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati. Abbiamo chiesto loro un incontro urgente, perchè non possiamo permetterci di perdere ulteriormente tempo e sperperare altro denaro nelle spese militari. La patria/matria, la Repubblica, è sotto attacco, colpita da ingiustizie, povertà, disoccupazione, inquinamento, e deve essere difesa con misure efficaci, che solo la Difesa civile non armata e nonviolenta può offrire.

Dopo la pandemia e l’emergenza sanitaria, le forze da mettere in campo sono quelle del lavoro, medici e infermieri, le categorie delle arti e dei mestieri, gli studenti, gli educatori, gli immigrati, i bambini e le bambine, le madri e i padri, le ragazze e i ragazzi del Servizio civile universale. Queste sono le vere ricchezze della Repubblica che ripudia la guerra.

Mao Valpiana

presidente del Movimento Nonviolento

e coordinatore della campagna Un’altra difesa è possibile

2 giugno 2020, Festa della Repubblica